Italian poem
Resurrezione
Nel fiorir dell’april mite e giocondo, Alati suoni di campane, in questa Alba immensa vibranti, dite al mondo, Ch’oggi l’oppressa umanità si desta.
Non è Cristo, che i freni della morte Ed i coperchi della tomba spezza; È la vita, la vita bella e forte, Che sorge nella nova, giovinezza.
È la vita, la vita, che i rigogli Del grand’albero suo d’intorno getta, Che si scioglie da’ mali e da’ cordogli E a coronarsi di sua gloria aspetta.
È la vita che ovunque vive e in tutti Palpita, e reca a tutti una promessa, Mentre la terra onusta oggi di frutti, Prodiga madre, a tutti s’è concessa.
Negli oscuri opifici, ove la forza, Senza tregua, il lavor ne’ corpi rode, Ov’ogni fiamma e fremito s’ammorza, Ove riso di ciel l’occhio non gode,
Penetra questa luce ampia del bene, Questa voce, che squilla alta e sonora, Luce, che a illuminar gli errori viene, Voce, che i morti in ogni fede incòra.
A chi dentro le cave aspre e le rupi Il ferreo masso e ’l suol franoso rompe; A chi dentro miniere, ànditi cupi, Per la vita in bestemmie alte prorompe;
A chi dinanzi al ciel fiero d’estate, Morder dal sol le ignude carni sente, Mentre accumula altrui le fecondate Dalla dura opra sua messi opulente;
A chi in case di stoppia umide e grame, Su nevose montagne e campi aperti, Ricovra nel crudel verno e di fame Piangono i figlioletti egri e deserti;
A chi tragitta il mar fosco, in balìa De’ venti opposti e della rea fortuna; A chi sangue e sudor sparge per via; A chi stenti raccoglie e affanni aduna;
A chi la vita misera trascina Senza mèta, e posar le membra rotte Dall’ ozio e dal digiun, fato destina In un cantuccio nella fredda notte;
A tutti, a tutti, a chi soffre, a chi geme, A chi aspetta, a chi sogna, a’ tristi, a’ buoni, Parlate la gran voce della speme, Suoni cantanti a festa, alati suoni!