Versos Italian Antonio Cerati La Villa di Forci

Italian poem

La Villa di Forci

by (1738–1816)

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Mirabil figlia dell’umano ingegno, Le prime forme, e i giganteschi tratti Di Natura creante orna e divide In nuove guise l’Arte, e delle genti All’utile, al piacere, a regie pompe, Alla volubil sazietà superba Del ricco cittadin serve operosa. Sorse per lei dall’insensibil marmo Allegra Ninfa, musculoso Atleta, Tenero Pastorel: su tele argute Respirino gli Eroi più lunga vita, E in mezzo a boschi alpestri, a’ piani incolti, Che un’infeconda solitudin muta Di tristezza spargea, spargea d’orrore, Tra simmetrici spazj erbette e fiori Scherzano, e verdi loggie, e verdi stanze, E tempj ed atrj ombrosi alzano al cielo E frondi ubbidienti al vario freno D’archetipi pensier. Seduce e piace Nelle sue fantasìe, ne’ giusti moti L’arte meditabonda: e quando move L’affaticato fianco, e il piè calloso Il contadin dalla capanna antica, Cede di sue lusinghe alla vivace Illusion, che nel soggiorno altero Di possente Signor diffuse il lusso; E schiuso il labbro, che parlar non osa, Le attonite pupille, e il grave corpo Immobil tiene e guarda. I cuor più scabri Alessandro gentil, l’arte seduce: L’ammira il volgo, nè con riso amaro L’austero saggio la disprezza e fugge. Ma Natura è più bella. Anime prodi, Entro cui ferve l’invincibil fiamma Del vero genio, io ragion chieggo ardito Agli arcani tumulti, alle feconde Immagini, che in voi, qual agil lampo, Desta rapidamente il vago aspetto Di sua immensa beltade, ove traluce L’augusta maestà di un poter sommo, Che nel vuoto infinito dello spazio L’onda, il fuoco, la terra, e il mobil etra Creò, compose, e un portentoso quadro Nel mondo intero lineò, dipinse. Tutto spira armonìa nella Natura; E ’l disordin che offende il mortal lume In sì grand’opra, è un necessario effetto Del debil occhio, che sol mira in parte L’alto lavor di lei, che si confonde Nella grandezza sua. L’apprezza e sente Il genio immaginoso, e ad un sol tratto Travveduto da lui divinar gode L’indefinibil perfezion del tutto...., Queste, Alessandro, eran le idee ch’io vidi Nel celabro agitarsi allor che volsi Alla tua Forci il piè, maravigliando Ne’ vasti piani e degradati colli (Dove fecondità trionfa e ride) La bella negligenza maestosa Della Natura; e mentre attento io suggo Nel circostante suol, col guardo alato Scargo un popol d’ulivi, e bionde messi, E di gravidi fior piante imboschite, Vaghe villette, e laghi, e fiumi, e mare A tua nobil magione offrir giocondo Fantastico prospetto, in cui si perde Dolcemente confusa e combattuta La genial curiosità che langue, Si stanca, e duol, se di regal giardino Le spese artificiose, e i ricercati Ornamenti fastosi ella è costretta Lunga stagione a rimirar; la noia Succede allo stupor. Tale è dell’Arte L’inevitabil sorte. Ah! qui Natura Varia se stessa in mille forme, e sola Trionfa e regna, nè tiranna l’Arte Osa mostrarsi, o tace... Ah non si parta Da sì grata dimora! Abbiano i Grandi La fastidiosa copia, e il lusso vano Dell’arte lusinghiera; a me gradito E’ più semplice asilo, annoso faggio. Placido rio, che mormora negletto Tra sterpi e sassi: ombra, riposo, e calma Offron più dolce che recessi ombriferi, Tra cui vegga non lunge imprigionata L’onda sgorgar con libertà mentita Dal caro busto di marmoreo Nume. Diletta Forci, in mezzo all’ombre dense Degli alti pini, de’ frondosi ulivi, Delle quercie antichissime io sentii In un soave fremito di gioia, E di occulto timor l’invitto spirto Aggirarsi invisibile del Laudo, Di cui la bella età sacra agli Estensi, Sacra a’ Medici, a’ Roveri, a’ Farnesi, Lesse gli aurei volumi, e a lor cortese Colla lode sorrise; ei qui felici Quieti giorni menò tra stuol famoso D’amici eletti, a cui qual fida stella Un Bonviso splendea col suo favore. Spirto sublime, il tuo celato aspetto, Deh! svela a me, che pur mossi straniero L’orme con fausti auspicj in riva al Serchio, Per cui l’Insubria tua, l’Adda, il Tesino Sotto un libero ciel ti fur men cari. Me ancor del tuo Bonviso illustre e chiara Progenie accolse tra le aperte braccia Di una schietta amistà, tra fidi plausi Dell’ospitale amor. Deh, tu m’inspira Il tuo fuoco, il valor, le dotte idee! Degne allora saran de’ voti miei Le pronte rime, e celeranno eterni De’ Bonvisi e di Forci i nomi e i pregi; Nè Lucca stessa, che di arguti Vati, Sua prole, suo decoro, i rari carmi Ode, ed onora, mi vedrà sdegnosa Correr le vie dell’estro e della lode.