Italian poem
L'ultima ora di Venezia
by Arnaldo Fusinato (1817–1888)
È fosco l’aere, È l’onda muta!... Ed io sul tacito Veron seduto, In solitaria Malinconia, Ti guardo, e lagrimo, Venezia mia!
Sui rotti nugoli Dell’Occidente Il raggio perdesi Del sol morente, E mesto sibila, Per l’aura bruna, L’ultimo gemito Della laguna.
Passa una gondola Della città: — Ehi! della gondola Qual novità? — Il morbo infuria... Il pan ci manca... Sul ponte sventola Bandiera bianca! —
No, no, non splendere Su tanti guai, Sole d’Italia, Non splender mai! E sulla veneta Spenta fortuna Sia eterno il gemito Della laguna!
Venezia, l’ultima Ora è venuta; Illustre martire, Tu sei perduta; Il morbo infuria, Il pan ti manca, Sul ponte sventola Bandiera bianca!
Ma non le ignivome Palle roventi, Nè i mille fulmini, Su te stridenti, Troncan ai liberi Tuoi dì lo stame: Viva Venezia: Muor della fame!
Sulle tue pagine Scolpisci, o Storia, Le altrui nequizie E la tua gloria, E grida ai posteri Tre volte infame Chi vuol Venezia Morta di fame.
Viva Venezia! Feroce, altiera, Difese intrepida La sua bandiera; Ma il morbo infuria, Il pan le manca; Sul ponte sventola Bandiera bianca!
Ed ora infrangasi Qui sulla pietra, Finch’è ancor libera, Questa mia cetra. A te, Venezia, L’ultimo canto, L’ultimo bacio, L’ultimo pianto!
Ramingo ed esule Sul suol straniero, Vivrai, Venezia, Nel mio pensiero; Vivrai nel tempio Qui del mio cuore, Come l’imagine Del primo amore.
Ma il vento sibila, Ma l’onda è scura, Ma tutta in gemito È la natura: Le corde stridono, La voce manca, Sul ponte sventola Bandiera bianca!