Italian poem
Inno dei malfattori
by Attilio Panizza (1858–1919)
Ai gridi ed ai lamenti di noi, plebe tradita, la lega dei potenti si scosse impaurita e prenci e magistrati gridaron coi signori che siam degli arrabbiati, dei rudi malfattori.
Deh t’affretta a sorgere, o sol dell’avvenir, vivere vogliam liberi, non vogliam più servir.
Folli non siam né tristi, né bruti, né birbanti, ma siam degli anarchisti pel bene militanti; al giusto, al ver mirando, strugger cerchiam gli errori; perciò ci han messo al bando col dirci malfattori.
Deh t’affretta a sorgere, o sol dell’avvenir, vivere vogliam liberi, non vogliam più servir.
Noi del lavor siam figli e col lavor concordi, sfuggir vogliam gli artigli dei vil padroni ingordi, che il pane han trafugato a noi lavoratori e poscia han proclamato che siam dei malfattori.
Deh t’affretta a sorgere, o sol dell’avvenir, vivere vogliam liberi, non vogliam più servir.
Natura, comun madre a niun nega i suoi frutti e caste ingorde e ladre ruban quel ch'è di tutti. che in comun si viva, si goda e si lavori: tal è l’aspettativa che abbiam noi malfattori.
Deh t’affretta a sorgere, o sol dell’avvenir, vivere vogliam liberi, non vogliam più servir.
Chi sparge l’impostura, avvolto in nera veste, chi nega la natura sfuggiam come la peste; sprezziam gli dei del cielo e i falsi loro cultori, del ver squarciamo il velo, perciò siam malfattori.
Deh t’affretta a sorgere, o sol dell’avvenir, vivere vogliam liberi, non vogliam più servir.
Amor ritiene uniti gli affetti naturali e non domanda riti né lacci coniugali; noi dai profan mercati distor vogliam gli amori e sindaci e curati ci chiaman malfattori.
Deh t’affretta a sorgere, o sol dell’avvenir, vivere vogliam liberi, non vogliam più servir.
Divise hanno con frodi città, popoli e terre: da ciò gli ingiusti odi che generan le guerre; noi che seguendo il vero gridiamo a tutti i cori che patria è il mondo intero, ci chiaman malfattori.
Deh t’affretta a sorgere, o sol dell’avvenir, vivere vogliam liberi, non vogliam più servir.
Leggi dannose e grame, di frode alti stromenti, secondan sol le brame dei ricchi prepotenti, dan pene a chi lavora onor a' sfruttatori, conferman poscia ancora che sia dei malfattori.
Deh t’affretta a sorgere, o sol dell’avvenir, vivere vogliam liberi, non vogliam più servir.
La chiesa e lo stato, l’ingorda borghesia, contendono al creato di libertà la via; ma presto i dì verranno che papa, re e signori coi birri loro cadranno per man dei malfattori.
Allor vedremo sorgere il sol dell’avvenir, in pace potrem vivere, in libertà gioir.