Versos Italian Bernardo Tasso O pastori felici

Italian poem

O pastori felici

by (1493–1569)

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O PASTORI felici, Che d’un picciol poder lieti e contenti Avete i cieli amici, E lungi dalle genti Non temete di mar ira, o di venti: Noi vivemo alle noie Del tempestoso mondo, ed alle pene; Le maggior’ nostre gioie, Ombra del vostro bene, Son più di fel che di dolcezza piene. Mille pensier molesti Ne porta in fronte il dì dall’Orïente; E, di quelli e di questi Ingombrando la mente, Fa la vita parer trista e dolente. Mille desir noiosi Mena la notte sotto alle fosch’ali, Che turbano i riposi Nostri, e speranze frali, Salde radici d’infiniti mali. Ma voi, tosto che l’anno Esce col sole dal monton celeste, E che del fero inganno Progne con voci meste Si lagna, e d’allegrezza il dì si veste; All’apparir del giorno Sorgete lieti a salutar l’aurora, E ’l bel prato d’intorno Spogliate ad ora ad ora Del vario fior che ’l suo bel grembo onora: E ’nghirlandati il crine, Di più felici rami gli arbuscelli Nelle piaggie vicine Fate innestando belli, Ond’inalzano al ciel vaghi capelli. E talor maritate Ai verd’olmi le viti tenerelle, Ch’al suo collo appoggiate, E, di foglie novelle Vestendosi, si fan frondose e belle. Poi ch’alla notte l’ore Ritoglie il giorno, dal securo ovile La greggia aprite fuore, E con soave stile Cantate il vago dilettoso Aprile. E ’n qualche valle ombrosa Ch’ai raggi ardenti di Febo s’asconde, Là, dov’Eco dogliosa Sovente alto risponde Al roco mormorar di lucid’onde, Chiudete in sonni molli Gli occhi gravati; spesso i bianchi tori Mirate per li colli, Spinti da’ loro amori, Cozzar insieme, e lieti ai vincitori Coronate le corna; Onde si veggion poi superbi e fieri Alzar la fronte adorna, E gir in vista alteri Come vittorïosi cavallieri. Spesso, da poi che cinta Di bionde spiche il crin, la state riede, Coll’irta chioma avvinta Di torta quercia, il piede Vago movendo, con sincera fede, In ampio giro accolti, La figlia di Saturno alto chiedete; E con allegri volti Grati (come dovete) L’altar del sangue a lei caro spargete. Sovente per le rive Colle vezzose pastorelle a paro Sedete all’ombre estive; E senza nullo amaro Sempre passate il dì felice e chiaro. A voi l’autunno serba Uve vestite di color di rose; Pomi, la pianta acerba; Mele, l’api ingegnose; Latte puro, le pecore lanose. Voi, mentre oscuro velo Il vostro chiaro ciel nasconde e serra, Mentre la neve e ’l gelo Alle piagge fa guerra, Lieti de’ frutti della ricca terra, Or col foco, or col vino, Sedendo a lunga mensa in compagnia, Sprezzate ogni destino; Nè amore o gelosia Dagli usati diletti unqua disvia. Or tendete le reti Alla gru pellegrina, alla cervetta; Or percotete lieti Con fromba o con saetta La fuggitiva damma e semplicetta. Voi quïete tranquilla Avete, e senza affanno alcun la vita; Voi non noiosa squilla Ad altrui danni invita, Ma, senza guerra mai, pace infinita. Vita gioiosa e queta, Quanto t’invidio così dolce stato! Chè quel, che in te s’acqueta, Non solo è fortunato, Ma veramente si può dir beato.