Italian poem
Poichè Roma mirò, Prence immortale
by Carlo Emanuele Muzzarelli (1797–1856)
Poichè Roma mirò, Prence immortale, Cui prudenza e pietà ministre sono Che i tuoi giorni assalìa morbo letale, Salir fe’ i prieghi dell’Eterno al trono.
La udì propizio il Ciel, ratto sull’ale Recò un Cherube di tua vita il dono, E quel piacer, cui non si vanta eguale Chiaro si fè de’ sacri bronzi al suono.
Dove ch’io drizzi il passo, o il guardo giri Di Te, che reggi della terra il pondo Avvien che l’opre, e la grandezza ammiri.
E fisso è negli eterni alti decreti Che per Te veggia rinnovati il mondo Di Augusto e di Leone i dì più lieti.