Versos Italian Cecco Angiolieri LXVIII - Lo doloroso amor che mi conduce

Italian poem

LXVIII - Lo doloroso amor che mi conduce

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Lo doloroso amor che mi conduce a fin di morte per piacer di quella che lo mio cor solea tener gioioso, m’ha tolto e toglie ciascun dì la luce che avean li occhi miei di tale stella, che non credea di lei mai star doglioso: e ’l colpo suo c’ho portato nascoso, omai si scopre per soverchia pena, la qual nasce del foco che m’ha tratto di gioco, sì ch’altro mai che male io non aspetto; e ’l viver mio (omai esser de’ poco) fin a la morte mia sospira e dice: "Per quella moro c’ha nome Beatrice".

Quel dolce nome, che mi fa il cor agro, tutte fiate ch’i’ lo vedrò scritto mi farà nuovo ogni dolor ch’io sento; e de la doglia diverrò sì magro de la persona, e ’l viso tanto afflitto, che qual mi vederà n’avrà pavento. E allor non trarrà sì poco vento che non mi meni, sì ch’io cadrò freddo; e per tal verrò morto, e ’l dolor sarà scorto con l’anima che sen girà sì trista; e sempre mai con lei starà ricolto, ricordando la gio’ del dolce viso, a che niente par lo paradiso.

Pensando a quel che d’Amore ho provato, l’anima mia non chiede altro diletto, né il penar non cura il quale attende; ché, poi che ’l corpo sarà consumato, se n’anderà l’amor che m’ha sì stretto con lei a quel ch’ogni ragione intende; e se del suo peccar pace no i rende, partirassi col tormentar ch’è degna. sì che non ne paventa; e starà tanto attenta d’imaginar colei per cui s’è mossa, che nulla pena avrà ched ella senta; sì che se ’n questo mondo io l’ho perduto, Amor ne l’altro men darà trebuto.

Morte, che fai piacere a questa donna, per pietà innanzi che tu mi dis[c]igli, va da lei, fatti dire perchè m’avvien che la luce di quigli che mi fan tristo, mi sia così tolta: se per altrui ella fosse ricolta, falmi sentire, e trarra’mi d’errore, e assai finirò con men dolore.