Italian poem
Madonna, di cherere
by Chiaro Davanzati (1250–1250)
Madonna, di cherere Merzè non fino mai, A ciò, che sia vertate Che rengna in gientil core. Nè ’l cor non à valere Nè poco ned assai, Se non à im se pietate O volontà d’amore. En voi è ’l cor gientile, Valore, e piacimento, Di presgio il compimento Più d’in altra vivente: Dunqua, s’io son cherente Merzè a voi, amorosa, Dovete esser pietosa, Chè fina donna aiuta suo servente. Madonna, s’io vi chero Umilmente merzede, Or nom perda in voi prova Sua nobel sengnoria: Chè per merciede spero Ciò che ’l core mio crede, Sol che pietà si mova Da vostra gientilia Primero ch’io perisse: Chè poi non,mi varìa. Merzè, madonna mia, Agiate di me pietanza. Ch’em voi sarìa fallanza: Lasciatemi perire, Potendomi guerire E dandomi alegranza. Madonna, magior pena Nom si trova ’n amare Ch’atender l’om’ d’avere La cosa che disia: Chè mai noi gli solena Vegiendola tardare, Ma radoppia dolere In gran manenconia. Ed io che pur atendo Come fedele amico, Fate com’el nemico Ch’alo suo servo ofende; Perchè nom si comtende, Li dà pena e dolore: Così fate al mio core, Che di voi sempre grande gioi’ n’atende. Per lungo atendimento, Madonna, agio veduto Ongne frutto avanzare Im sua stasgione, e loco; Al mio coninzamento Così non è avenuto, Ma per contraro, pare, Nodrisciemi di foco. Credo in ora in ora In gioia pervenire, Ed io sento languire Ciascun giorno più forte: Piacievi la mia morte, Madonna, di vedere? Sono in questo piaciere Le vostre volglie acorte. Cotale usanza tene In voi meo core umano, Che mai più non dilletta Ch’a voi merzè chiamare . . . . a me adivene Come alo cuerano, Che pur penando aspetta Ciò, che vede alungiare. Così in travalglio veo Lo core, e me con lui. Se no ne pesa a vui Giromi comsumando, La vita terminando Com’el cieciere facie, Che la morte gli piacie, Fenisciela cantando.