Italian poem
Capitolo Xv[72]
O Bolognesi, anime de foco, A picciol tempo veneriti al punto, Che caderà Bologna a poco a poco. Or ve ricordi como el divin arco Onne peccato con la pena giunto Et aspectando assai plù se fa carco. De voi me dol che spero de venire Al nido che è fondà sotto la chioccia De le globate stelle, al mio parere. E po’ me doglio e piango de Fiorenza, Che, lagrimando, scordarasse Doccia, Facendo li Lucchesi nova offenza. Or piangi Pisa con li sospir dolenti, Quando ’l triunfo de Montecatino E del francesco sangue te rammenti: El to valor conven che pur se spegna E caggia nel iudicio divino, Lassando ’l freno de la tua Sardegna. [L. c. 27] O Siena, posta sotto ’l bel sereno Conven che piangi per l’opposte case Guastandose el to dolce terreno; E tempo venirà che la Toscana Sentirà pena con le bocche passe [C. c. 25] Per lo despecto de natura umana. Tenete la luxuria vostra dea, E fate nel fattor le piaghe nove, Plù che non fece la setta iudea. Or reguardate alquanto pietate Che sovra voi le lagreme plove, Veggendo como ’l ben divin lassate. Destrugge le ricchezze e le persone La gola, la luxuria e le guerre Le femene con li occhi in ciò se pone. Consuma ’l corpo e l’aneme se manduca, Per lei me pare che ’l cel se serre E in desdegno l’alto Deo conduca. E l’enimico de l’umana gente Più che de l’altri vicii se gode, Facendose ’l peccato carnalmente. Et è rason che questo non po’ fare, Per soa natura non se po’ dar lode Ma tutti l’altri ben ponno operare. Lo spirito, che ten la vita, invola Offende e tolle vertuosa fama Che desonesta per lo mondo vola. Destrugge ’l senno, corrumpe la legge, Fa ne la mente de desio brama, Conturba sovra ’l cel che tutto regge. Da lui descende fera servitute Che legge impone a cui donna comanda, Stando subiecto a la carnal salute. O servi tristi, o companati schiavi, [C. c. 25 t.] Perchè l’atto carnal così ve affanna Che contra Dio ve fa cotanto pravi? [L. c. 27 t.] Deh! non credete a femena sciocca E non v’accenda soa finta bellezza, Ma resguardate como dentro fiocca. Miri la mente con li occhi cerveri, Che allora prenderete la vaghezza De lei, mirando li sciocchi misteri. E li occhi falsi, come l’ammaestra Nel pianto per formar maior obiecto Tragendo guai, li sospiri addestra, O quanto è ceco chi a femena crede! O quanto nasce pena da delecto Passando ’l tempo che lo ben non vede! Si como el fuoco non se po’ celare, Tenendolo celato nel so seno, Così non po’ mai l’omo conversare Con femena che non sia delitto; Chè sempre ha ’l core de malicia pleno, E ciò demostra ne lo sguardo fitto. Lo foco, le femene e la terra L’abisso, l’inferno, dicon, non le basta, Ma senza fine l’appetito sferra. Ma se la fine del disio carnale Considera, serà la mente casta, Veggendo senza fructo lo gran male. Incesto, adulterio e fornicare Et anche far despecto a la natura, Luxuria se po’ in ciò divisare. Col simel sangue se commette incesto, [C. c. 26] Ma chi de matrimonio ten figura, Commette l’adolterio manifesto, Orribel vizio che natura prende. O anime diffidate sodomite O quanto per questo a Dio s’offende! Cercate amor, ove amor non regna. O menti ceche da lo ben partite, De vostra vita l’air se desdegna! [L. c. 28] Or ve ricordi como le nude ossa Remaneranno ne l’oscura tomma, E como a tutti morte dà percossa. Abbandonate donqua lo vil acto, Che se voi fate de rason la somma, Negota s’acquista, po’ che s’è desfacto. L’omo carnale con lo senno acerbo E quando vince perde l’om soperbo.