Italian poem
Capitolo Xxxi[132]
L’aspido, ch’è aspro de veneno, Che sempre move con la bocca aperta, Porta la spuma in bocca nel sereno. Per non sentire la magica prece, Ciascuna orecchia obtura e sta coperta; [L. c. 45 t.] Porta in li denti la subita nece. Cossì fa la toa mente senza spene, Io dico, desperata de salute, Che non se degna de ’scoltar lo bene. Troppo è gran segno esser desperato L’om che, fuggendo, desdegna vertute. Prego che ’ntendi lo parlar beato, Chè ’l cor umiliato mai non sperne, Chi tutto move iudica e discerne.