Italian poem
Capitolo Xxxvi[138]
Aspero veneno, dico, ch’è nel botto, Che per freddezza fa le membra morte; Ha li occhi ardenti; el corpo com’otto Se tu ma’ cerchi nel so lato dextro [L. c. 47 t.] [C. c. 41] De l’osso che genti non sonno accorte Ha gran vertute e de ciò t’amaestro. La fervente aqua subito l’affreda; Val ad amore e a molt’altre cose, Et anche la quartana febre seda. Fugge la ruta e mangia le dolce erbe E le radici lor fa venenose; La salvia glie par che lui conserbe. Fugge l’aspetto, quanto po’, del sole; Nel bruno tempo lassa le caverne; Per plù salute sempre l’ombre cole. Cossì desdegna, fuggendo la luce, La mente che ’l peccato non discerne, E sempre nella pena se conduce: Plù che ’l Factore, teme la creatura A cui celar non po’ la soa figura.