Versos Italian Emilio De Marchi A Un Vincitore In Un Duello

Italian poem

A Un Vincitore In Un Duello

by (1851–1901)

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Or che l'orgoglio è pago e che le strette Corser dei fidi amici e alfin respira La bella, che ti spinse alle vendette,

Or che pende la spada e cessa l'ira, Che a te discende per antica vena, E rossa la tua gloria il mondo gira,

A te vien la mia Musa e una serena Notte invoca di stelle all'agitato Spirto sfuggito agli aspri colpi appena.

Umile ancella essa si pone a lato Del letto, e mentre van ombre e perigli Ti chiama al sonno il canto delicato.

A nova luce tu al mattino i cigli, O signor, aprirai; ma se ghermiva La morte il core coi feroci artigli,

A ben più nera e lacrimosa riva Or scenderesti, ove il fratel si duole Della ferita che il tuo ferro apriva.

Ivi non scende a colorire il sole I soavi desiri e della cara Vita son morte tutte le parole.

Nella palude senza fine amara, Lugubre navicel, cerca e non trova Ove sbattuta approdi ivi una bara.

E allora, o ciechi, il dolce amor che giova, Che negli umani affanni il sole accende Di vita in questa così breve prova?

Perchè da un cieco alto mister si scende In questa valle inermi pellegrini, Se nella rete sua l'odio ci prende?

Non come esigui e vani moscerini Nascemmo intorno a un lume a far ronzio, Ma per toccare agli ultimi gradini

D'un sacro tempio, ove il mortal desio Trova riposo, dove l'uom sicuro Di sua coscienza si abbandona in Dio.

Sia pace dunque, almen nel picciol muro Che c'imprigiona in una mesta sorte, Dove il sangue che cade è fango oscuro.

Tramontan presto le giornate corte Del vivere ed ancor bianca è la sera, Che già bussa nell'anima la Morte.

Allor ci sarà buona la preghiera Dell'opra nostra, se con lampa accesa Ci accompagni sull'ultima scogliera;

L'ira non già, non la fraterna offesa, Non la vendetta, non dell'odio il vanto, Non la minaccia, che sull'urna stesa

Nella tenebra eterna ulula il pianto.