Versos Italian Federico Frezzi Capitolo Vii

Italian poem

Capitolo Vii

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Come la ninfa Lippea fu coronata della ghirlanda, che avea vinta.

Per questo Lippea bella è disdegnosa; e perché vinta gli parea a ragione quella grillanda tanto preziosa,

andò piangendo all'alta dea Iunone, dicendo a lei:--Perché le paraninfe, che vengon dietro a te, cosí abbandone?

Queste silvestre e queste rozze ninfe di dea Diana, tra' boschi assuete e tra li scogli e valli e tra le linfe,

perché han vinto il cervo, stanno liete e stan superbe e fan di noi dispregio con beffe e riso e con parol secrete.

Perché a me, che son del tuo collegio, la mia vinta corona mi si nega? Io 'l dico per l'onor e non pel pregio.

Se il pregio mio, regina, non ti piega, mover ti debbe la mia compagnia: vedi che ognuna per me te ne prega.--

Iunon alquanto a ciò sorrise pria, e poi benigna a lei la man distese, dicendo:--Usar convien qui cortesia.

Dacché Diana tien questo paese, e noi venimmo ad onorar sua festa, ben è che 'nverso lei io sia cortese.

La tua vittoria a tutte è manifesta, e tutte veggon ch'è tua la grillanda e che l'emula tua perde la 'nchiesta. p. 36 Ma va' a Diana ed a lei la domanda: cosí a me piace e voglio che si faccia da te e dall'altra ciò ch'ella comanda.--

Allora andò con reverente faccia e disse a lei:--O figlia di Latona, con reverenza io prego che ti piaccia

che mi sia data la vinta corona; tu sai, Diana, che secondo il patto debbe esser mia, e ragion me la dona.--

La dea rispose a lei con benigno atto: --D'allora in qua, Lippea, bene ti vòlsi, che festi alla grillanda sí bel tratto.

Del cervio la vittoria io ti tolsi; quand'egli cadde, io gli rendei la lena, e su levato alle mie ninfe il volsi,

ché di perder le vidi aver gran pena; ond'i', a pietá commossa, alla lor parte il feci andar a prego di Lisbena.

Né questo feci per ingiuriarte, ma perché scaccia invidia e serva amore sempre l'onor che insieme si comparte.--

E poi la 'ncoronò con grande onore e nel carro la pose seco appresso, con la grillanda di tanto valore.

Iunon, che stava non molto da cesso, diede a Lisbena un arco d'unicorno per premio della caccia a lei promesso,

tutto smaltato d'un bianc'osso eborno, e d'una pelle d'orso un bel carcasso fulcito tutto d'oro intorno intorno.

Diana intanto il carro a passo a passo mosse verso Iunon; e, giunta a lei, riverenza gli fe' col capo basso,

dicendo:--O gran regina delli dèi, Lippea, che sta meco qui presente, tanto m'è grata e piace agli occhi miei, p. 37 che, se a te piace ed ella me 'l consente, prego che facci che meco rimagna insino all'altra festa rivegnente

e non sia grave a lei nostra montagna; ché meco la terrò non come ancella, ma come mia carissima compagna.--

La dea assentío ed anche Lippea bella; e l'altre ninfe ne fenno allegrezza, mostrando ognuno insieme esser sorella.

E tutto il loco s'empí di dolcezza, di canti e balli su nel verde prato, il quale ha ben sei miglia di larghezza.

Cupido, ed io con lui, stava occultato; e dalle dèe sí poco er'io distante, ch'io intendea lor parlar da ogni lato,

quando l'Amor mi disse:--Tutte quante le ninfe hai viste; or, dimmi, qual tu vuoi? a qual ti piace piú esser amante?--

E detto questo, d'un de' dardi suoi d'oro ed acceso mi percosse il petto, e beffeggiando se ne rise poi.

Ed io a lui:--Il grato e bello aspetto della gentil Lippea tanto eccede, che nulla paion l'altre a lei rispetto.

Ma perché non è esperta, non s'avvede ch'io l'ami e che di lei m'abbi ferito, e la mia pena occulta ella non crede.

Per quella fé, con la qual t'ho seguito, ferisci ancora lei, perché s'avveggia quant'ha valore in sé l'arco tuo ardito.--

Cupido rise come chi beffeggia; cosí ridendo da me disparío sí come un'ombra o cosa che vaneggia.

--Ove ne vai--diss'io,--o falso dio? perché mi lassi? Or veggio ben ch'è folle chi pone in te speranza ovver desio.-- p. 38 In questo, come mia fortuna volle, una schiera di cervi giú emerse e discese nel pian suso dal colle.

Le ninfe tutte per la valle sperse cursono a far la caccia per lo piano per vari lochi e vie aspre e diverse.

Lippea coll'arco bello, ch'avea in mano, seguí un cervio, ch'andò verso il monte e passò a lato a me poco lontano.

Sola soletta e con le voglie pronte gli andava dietro su tra il bosco incolto, ferendo lui con le saette cónte.

Ed io, che stava lí in quel loco occolto, per ritrovarla dietro a lei mi mossi, e tra le frondi del boschetto folto

due miglia o quasi cred'io andato fossi, ch'io la trovai, e la fiera avea morta, in prima dato a lei mille percossi.

E quand'ella di me si fo accorta, lassò il cervio e misesi a fuggire su verso il monte timidetta e smorta.

E dietro a lei io comincia' a dire: --O ninfa bella, io prego, alquanto ascolta, prego che mie parole vogli udire.--

Come il cacciato cervio si rivolta sol per veder se il seguitan li cani, cosí ella facea alcuna volta.

E poi fuggía tra quelli boschi strani, ed io seguíala tra le acute spine, che mi strappavan le gambe e le mani.

--Perché fuggendo sí ratto cammine?-- diceva io a lei.--Io prego che ti guardi che tra li boschi e scogli non ruine.

Deh! perché non ti volti e non mi sguardi? Di te ferito m'ha, o cara gioia, il falso Amor co' suoi orati dardi. p. 39 Se tu non m'hai pietá, non ti sia noia almen ch'io t'ami; e questo sol domando, se tu non vuoi ch'io manchi ovver ch'io muoia.

Io prego il sacro Amor ch'io veggia il quando ferisca te e costrengati tanto, che sii, com'io, soggetta al suo comando.--

Quand'ella questo udí, si volse alquanto e disse, vòlta a me, alzando il grido: --Mai si potrá Amor di me dar vanto.

Tutta la forza del crudel Cupido metto a dispetto e le saette e 'l foco, ed anco alla battaglia io lo disfido

ch'egli abbia possa a innamorarmi un poco, e del vano arco, il qual portare egli usa, secura io me ne vo in ogni loco.

Il petto mio trasmutato ha Medusa contro l'Amor in sasso e 'n dura pietra, ed a piacergli ha ogni porta chiusa,

sí che suoi dardi e sua vile faretra niente curo; e bench'egli mi fera, il colpo suo mia carne non penètra.--

E perché ogni ninfa è piú leggera assai che l'uomo, da me dipartisse, correndo come veltro ovver pantera,

e 'nsin che fu a Diana, non s'affisse.

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