Italian poem
Tutto lo mondo vive sanza guerra
by Folcacchiero da Siena (1247–1277)
Tutto lo mondo vive sanza guerra ed io pace non posso aver neiente. O Deo, como faragio? O Deo, como sostenemi la terra? E’ par ch’io viva i[n] noia de la gente, ogn’omo m’è salvagio. Non paiono li fiori per me, com’ già soleano, e gli ausei per amori dolzi versi faceano - a gli albori.
E quand’eo vegio gli altri cavalieri arme portare e d’amore parlando, ed io tut[t]o mi doglio; sol[l]azo m’è tornato in pensieri. La gente mi riguardano, parlando s’io son quel ch’es[s]er soglio. Non so ciò ch’io mi sia, nè so per che m’avene: fort'è la mia vita, tornato m’è lo bene - in dolori.
Ben credo che ò fenita e non comenza; e lo meo male non por[r]ia contare, nè le pene ch’io sento. Li drappi di vestir non mi s’agenza, nè bono non mi sa lo manicare, così vivo in tormento. Non so onde fugire, nè a cui m’acomandare; convenemi sofrire tut[t]e le pene amare - in dolzori.
Eo credo bene che l’Amore sia: altro deo non m’à già a giudicare così crudelemente; chè l’Amor è di tale segnoria, che le due parti a sè vole tirare e ’l terzo è de la gente. Ed io per ben servire, s’io ragione trovasse, non doveria fallire An a lui così ch’i’ amasse - [lei] per cori.
Dolce madonna, poi ch’eo mi moragio, non troverai chi sa ben te servire tut[t]’a tua volontate, ch’unque non volli, nè vo’, nè voragio se non di tut[t]o af[f]are a piacire a la vostra amistate. Merzè di me vi prenda, che non mi sfidi amando; vostra graz[i]a discenda, però ch’eo ardo e ’ncendo - de[ntro] e fori.