Italian poem
O tempo, o ciel volubil, che fuggendo
O tempo, o ciel volubil, che fuggendo inganni i ciechi et miseri mortali, o dí veloci piú che vento et strali, ora ab experto vostre frodi intendo:
ma scuso voi, et me stesso riprendo, ché Natura a volar v’aperse l’ali, a me diede occhi, et io pur ne’ miei mali li tenni, onde vergogna et dolor prendo.
Et sarebbe ora, et è passata omai, di rivoltarli, in piú secura parte, et poner fine a li ’nfiniti guai;
né dal tuo giogo, Amor, l’alma si parte, ma dal suo mal; con che studio tu ’l sai; non a caso è vertute, anzi è bell’arte.