Italian poem
I semplici pastori
I semplici pastori Sul Vesolo nevoso Fatti curvi e canuti, D’alto stupor son muti, Mirando al fonte ombroso Il Po con pochi umori, Poscia udendo gli onori Dell’urna angusta, e stretta, Che l’Adda, che ’l Tesino Soverchia in suo cammino, Che ampio al mar s’affretta, Che sì spuma, e sì suona, Che gli si dà corona. Quante fiate intorno, Lunge dal natío fonte D’alto diluvio inonda, E la valle profonda, E va l’aereo monte In su l’orribil corno? Turbano il viso adorno Le Ninfe a Pan dilette, Mirando i suoi bei regni Preda degli altrui sdegni Farsi arene neglette; E pur tanto furore Sorse di poco umore. Sulla primiera uscita Dell’Eolia caverna Austro appena è fremente; Indi vien sì possente, Che a sua voglia governa La salsa onda infinita: Misera la sua vita, Chi tra mezzo il viaggio Spande l’umide vele Sotto il soffiar crudele; Allor quantunque saggio, Nocchier non faccia invito, Perchè io scioglia dal lito. Ed ei, che or su nell’alto Risplende, e già fu mostro Per la selva Nemea, Con picciol suon fremea, Se dentro ombroso chiostro Mosse primiero assalto: Tale il vivace ed alto Valor, che in bocca altrui Par, che si avanzi e cresca Della gente Sforzesca; Umìl sorse infra nui, Quando si volse all’arte Del sanguinoso Marte. Ma pur, siccome tuono, Che da nembo discende, Saettator veloce, Tosto acerbo e feroce Scosse sì l’armi orrende, Che Italia empieo del suono; Francesco, altero dono Di Marte a nostra etate, Al fin vestissi i fregi De i Milanesi regi, E con le forze armate, Fe’ sua virtute erede Della promessa fede. Alla mortal vaghezza Stato par sì giocondo, Aver null’altro eguale, Che per scettro reale Spesso il Ciel, spesso il mondo Si turba, e si disprezza. Ma qual tutta è fierezza Percossa Indica fera Per riva erma e selvaggia; Tal’ è quando si oltraggia Nobil’Anima altera; E per quell’alte imprese Francesco il fe’ palese. Ma se avvien, che si giri Su per l’Insubria vinta, Vinto fia il cantar mio. Dolce Regina Clio Scendi in bell’or succinta Giù dagli Eterei giri; E quella, onde tu spiri, Fonte degli aurei suoni, Fistola eterna appresta; All’onorata testa Ta vivo alloro imponi, E tu gli cingi il crine Di gemme alte, divine.