Italian poem
Viva perla de' fiumi
Viva perla de’ fiumi Dora, che righi umìl la nobil Reggia, Ove eterna fiammeggia Bella virtù de’ più splendenti lumi; Ed ove a i cari suoi Addita il sol degl’immortali Eroi. Come saetta al segno, Al dolce suon de’ tuoi cristalli io volo; Nè taciturno il volo Porto dentro i confin del tuo gran Regno; Ma scelsi aurea corona, Inimica di morte in Elicona. O chiara, o regal figlia De’ gioghi infra le nubi alti e canuti! Io meco ho strali acuti, Che sanno altrui ferir di meraviglia; Ma qual per lo sentiero Dell’aria pura farò gir primiero? Vecchio suon di molti anni Fa tra gli umani cor fresca memoria, Che il bel fior della gloria Domatrice del tempo e degli affanni, Sfavilla in quelle cime, Ove poca orma piè mortale imprime. Gloria, che a’ suoi fedeli Virtute vuol, ch’eternitate asperga, Schiva dal vulgo alberga Monte, che il colmo ha quasi uguale ai cieli; E d’ogni intorno il serra L’ondoso scotitor della gran terra: Nè per Egeo sì grave Mosse ardito nocchier remi volanti, Che di mostri spumanti Non provasse furor l’altera trave: E intorno, e sulle porte Non sentisse gli eserciti di morte. Ma pur viltà non prese Il Cavalier, che di Medea fu sposo; Ei di rapir bramoso Del sacro Frisso il peregrino arnese, Sparse le vele ardite Per gl’inospiti campi d’Anfitrite. Ei fece eterno in Colco Il sonno entrar nell’incantata fera; Poi di messe guerriera, Per strano esempio diventò bifolco, E trasse a giogo audace Le corna d’alte fiamme ampia fornace. Or su di Cielo è il detto: Virtù nell’opra e nel sudor s’affina; E quinci il Mondo inchina Chi volse a’ mostri avversi invitto il petto, Tra’ quali, o nobil Dora, Tu tanti hai posti, e lor n’aggiungi ognora. Fama veloce e pronta, Che via più d’Argo a’ chiari fatti è desta, Con cotanti occhi in testa, Tue pacifiche olive indarno conta; E i verdi lauri alteri Cresciuti infra ’l sudor de’ gran guerrieri. Ma voi, sacre Sirene, De’ gorghi di Castalia, e di Permesso, Altrui non gite presso, Pur numerando in riva al mar l’arene; Date sol canti all’opra, Che all’opre di quaggiù posta è di sopra. Quando infra mille e mille Schiere frementi, e Duci eccelsi e grandi, Sul Xanto de’ Normandi Folgoreggiò l’Italiano Achille; Allor sorse in que’ piani, Abila, e Calpe de’ trionfi umani. Monti d’armi, e di membra Da’ fiumi accolse il gran Nereo nel seno; Pallida ancor vien meno Ogni Ninfa di Senna, ove il rimembra; Non già così sen duole Italia mia, ch’indi rivide il Sole.