Italian poem
A certi censori
No, le luci non ha di Maddalena Molli e del pianger vaghe; No, balsami non ha la mia Camena Per le fetenti piaghe.
Né Cristi siete voi; per ogni fòro L’anima vostra impura Fornicò; se v’ha conci il reo lavoro, Ci pensi la questura.
Ma Fulvia, in quel che la persona bella Rileva su ’l divano Ravvïando al crin fulgido le anella Con la tremante mano
E le pieghe a la vesta, tutta in viso Vermiglia e di piacere Spumante, con un guardo e con un riso Ove tutta Citere
Lampeggia e a cui Laide erudita avria Aggiudicato il mirto, — Odio — dice — la triste poesia Che rinnega lo spirto — .
E il buffon Mena, ch’empie d’inodora Corruzïon la pancia E via co ’l guanto profumato sfiora Gli schiaffi de la guancia.
Dice — A me giova tra un bicchier di Broglio E l’altro metter l’ale. Io mi sento meschino, e a cena voglio Del soprannaturale
E de i tartufi.... Via, dopo l’arrosto Fa bene un po’ d’azzurro; Apri, poeta: il cielo, il cielo, a costo Di pigliare un cimurro!
Nel cospetto del ciel l’ebrezza casca Del senso riscaldato. Il canto è fede — . E s’accarezza in tasca Il soldo ruffianato.
Ecco Pomponio, a le cui false chiome E al giallo adipe arguto, Dolce Pimplea, tu splendi in vista come Un grosso angel paffuto
Che ne le chiese del Gesú stuccate Su le nubi s’adagia, Su le nubi dorate e inargentate Che paion di bambagia.
— Amore, amore! — ei sbuffa — il mondo nuota Tutto nel latt’ e miele: Le rane come me lasciâr la mota E le vipere il fiele.
Vero; un asino crepa a quando a quando Di martirio o di fame: Ma il listino a la borsa va montando E a Pegaso lo strame.
Ho de’ valori pubblici, un’amante Paölotta e un giornale Del centro che mi paragona a Dante: Io canto l’ideale.
Seguo l’arte che l’ali erge e dilata A piú sublimi sfere: Lungi le Muse de la barricata, Le Grazie petroliere! —
Cosí le belle e i vati e i savi in coro Mi vietano con gesto Di drammatico orrore il sacro alloro.... Deh via, chi ve l’ha chiesto?
Quand’io salgo de’ secoli su ’l monte Triste in sembianti e solo Levan le strofe intorno a la mia fronte, Siccome falchi, il volo.
Ed ogni strofe ha un’anima; ed a valle Precipita e rimbomba, Come fuga d’indomite cavalle, Con la spada e la tromba;
E con la spada alto volando prostra I mostri ed i giganti, E con la tromba a la suprema giostra Chiama i guerrier festanti.
Al passar de le aeree fanciulle Fremon per tutti i campi L’ossa de’ morti, e i tumoli a le culle Mandan saluti e lampi.
E il giovinetto pallido, a cui cade Su gli occhi umido un velo, Sogna la morte per la libertade In faccia al patrio cielo.
Avanti, avanti, o messaggere armate Di fede e di valore! Su l’ali vostre a piú felice etate Lancio il mio vivo cuore.
A voi la vita mia: me ignota fossa Accolga innanzi gli anni: Pugnate voi contro ogni iniqua possa, Contro tutti i tiranni!