Versos Italian Giosuè Carducci A certi censori

Italian poem

A certi censori

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No, le luci non ha di Maddalena Molli e del pianger vaghe; No, balsami non ha la mia Camena Per le fetenti piaghe.

Né Cristi siete voi; per ogni fòro L’anima vostra impura Fornicò; se v’ha conci il reo lavoro, Ci pensi la questura.

Ma Fulvia, in quel che la persona bella Rileva su ’l divano Ravvïando al crin fulgido le anella Con la tremante mano

E le pieghe a la vesta, tutta in viso Vermiglia e di piacere Spumante, con un guardo e con un riso Ove tutta Citere

Lampeggia e a cui Laide erudita avria Aggiudicato il mirto, — Odio — dice — la triste poesia Che rinnega lo spirto — .

E il buffon Mena, ch’empie d’inodora Corruzïon la pancia E via co ’l guanto profumato sfiora Gli schiaffi de la guancia.

Dice — A me giova tra un bicchier di Broglio E l’altro metter l’ale. Io mi sento meschino, e a cena voglio Del soprannaturale

E de i tartufi.... Via, dopo l’arrosto Fa bene un po’ d’azzurro; Apri, poeta: il cielo, il cielo, a costo Di pigliare un cimurro!

Nel cospetto del ciel l’ebrezza casca Del senso riscaldato. Il canto è fede — . E s’accarezza in tasca Il soldo ruffianato.

Ecco Pomponio, a le cui false chiome E al giallo adipe arguto, Dolce Pimplea, tu splendi in vista come Un grosso angel paffuto

Che ne le chiese del Gesú stuccate Su le nubi s’adagia, Su le nubi dorate e inargentate Che paion di bambagia.

— Amore, amore! — ei sbuffa — il mondo nuota Tutto nel latt’ e miele: Le rane come me lasciâr la mota E le vipere il fiele.

Vero; un asino crepa a quando a quando Di martirio o di fame: Ma il listino a la borsa va montando E a Pegaso lo strame.

Ho de’ valori pubblici, un’amante Paölotta e un giornale Del centro che mi paragona a Dante: Io canto l’ideale.

Seguo l’arte che l’ali erge e dilata A piú sublimi sfere: Lungi le Muse de la barricata, Le Grazie petroliere! —

Cosí le belle e i vati e i savi in coro Mi vietano con gesto Di drammatico orrore il sacro alloro.... Deh via, chi ve l’ha chiesto?

Quand’io salgo de’ secoli su ’l monte Triste in sembianti e solo Levan le strofe intorno a la mia fronte, Siccome falchi, il volo.

Ed ogni strofe ha un’anima; ed a valle Precipita e rimbomba, Come fuga d’indomite cavalle, Con la spada e la tromba;

E con la spada alto volando prostra I mostri ed i giganti, E con la tromba a la suprema giostra Chiama i guerrier festanti.

Al passar de le aeree fanciulle Fremon per tutti i campi L’ossa de’ morti, e i tumoli a le culle Mandan saluti e lampi.

E il giovinetto pallido, a cui cade Su gli occhi umido un velo, Sogna la morte per la libertade In faccia al patrio cielo.

Avanti, avanti, o messaggere armate Di fede e di valore! Su l’ali vostre a piú felice etate Lancio il mio vivo cuore.

A voi la vita mia: me ignota fossa Accolga innanzi gli anni: Pugnate voi contro ogni iniqua possa, Contro tutti i tiranni!