Italian poem
Molti son que' che lodan povertade
by Giotto (1267–1337)
Molti son que’ che lodan povertade; E ta’ dicon che fa stato perfetto, S’egli è approvato e eletto, Quello osservando, nulla cosa avendo. A ciò inducon certa autoritade, Che l’osservar sarebbe troppo stretto; E pigliando quel detto, Duro estremo mi par, s’i’ ben comprendo E però no ’l commendo; Chè rade volte stremo è senza vizio; Ed a ben far difizio Si vuol sì provveder dal fondamento, Che per crollar di vento O d’altra cosa così ben si regga Che non convenga poi si ricorregga. Di quella povertà ch’è contro a voglia Non è da dubitar ch’è tutta ria; Che di peccare è via, Facendo ispesso a giudici far fallo, E d’onor donne e damigelle spoglia, E fa far furto forza e villanìa E ispesso usar bugìa, E ciascun priva d’onorato istallo; E, in piccolo intervallo, Mancando roba, par che manchi senno: S’avesse rotto Brenno O qual vuol sia, che povertà lo giunga, Tosto ciascun fa punga Di non voler che incontro gli si faccia, Che pur pensando già si turba in faccia. Di quella povertà ch’eletta pare Si può veder per chiara esperïenza, Che senza usar fallenza S’osserva o no, non sì come si conta. E l’osservanza non è da lodare, Perchè nè discrezion nè conoscenza O alcuna valenza Di costumi o virtudi le s’affronta. Certo parmi grand’onta Chiamar virtute quel che spegne il bene; E molto mal s’avviene Cosa bestial preporre alle vertute, Le qua’ donan salute Ad ogni savio intendimento accetta: E chi più vale, in ciò più si diletta. Tu potresti qui fare un argomento: — Il Signor nostro molto la commenda. — Guarda che ben l’intenda; Chè sue parole son molto profonde, E talor hanno doppio intendimento, E vuol che ’l salutifero si prenda: Però ’l tuo viso sbenda, E guarda ’l ver che dentro vi s’asconde. Tu vedrai che risponde La sua parola alla sua santa vita, Ch’è podestà compita Di sovvenir altrui a tempo e loco; Che però ’l suo aver poco Si fu per noi scampar dall’avarizia E non per darci via d’usar malizia. Noi veggiam pur col senso molto spesso Chi più tal vita lode manca in pace E sempre studia e face Come da essa si possa partire: Se onori o grande istato gli è concesso, Forte l’afferra qual lupo rapace; E ben si contrafface, Pure che possa suo voler compire; E sassi sì coprire Che ’l peggior lupo par miglior agnello Sotto il falso mantello: Onde per tale ingegno è guasto ’l mondo, Se tosto non va a fondo L’ipocrisïa che non lascia parte Aver nel mondo senza usar sua arte. Canzon, va’; e se trovi de’ giurguffi, Mòstrati lor, sì che tu li converti: Se pure stessono erti, Sïe gagliarda, che sotto li attuffi.