Italian poem
Parte I
by Giovanni Berchet (1783–1851)
«Chi è quel Greco che guarda e sospira, Là seduto nel basso del lido? Par che fissi rimpetto a Corcira Qualche terra lontana nel mar. — Chi è la donna che mette uno strido In vederlo una rôcca additar?
«Ecco ei sorge. — Per l’erto cammino Che pensier, che furor l’ha sospinto? Ecco ei stassi che pare un tapino, Cui non tocchi più cosa mortal. — Ella corre — il raggiunge — dal cinto, Trepidando, gli strappa un pugnal. —
«Ahi, che invan la pietosa il contrasta Già alla balza perduta ei s’affaccia, Al suo passo il terren più non basta, II suo sguardo sui flutti piombò. Oh pavento! ei protende le braccia: — Oh sciagura! già il salto spiccò. —
«Remiganti, la voga battete: Affrettate; — salvate il furente. Ei delira un’orrenda quiete: Muore — e forse non sa di morir. — O già forse il meschino si pente; Già rimanda a’ suoi cari un sospir.» —
Disse Arrigo. — E de’ remi la lena L’ansia ciurma su l’acque distese; Ma a schernirlo dall’ima carena Fra i tacenti una voce salì: «Che t’importa, o vilissimo Inglese, Se un ramingo di Parga morì!»
Quella voce è il dispetto de’ forti Che, traditi, più patria non hanno. — Que’ voganti alle belle consorti Corciresi ritornan dal mar. — Con lor passa a Corcira il Britanno Poi che i venti al suo legno mancâr. —
Come il reo che dà mente all’accusa, Sentì Arrigo l’ingiuria, e si tacque: Come il reo che non trova la scusa, Strinse il guardo, la fronte celò; E dell’isola avara ov’ei nacque Sul suo capo l’infamia pesò.
Ma un nocchiero i compagni rincora; Sorge un altro, e lor segna un maroso; Ecco un altro si affanna alla prora; Il goerno da poppa ristè. — Ecco un plauso: «Su! mira il tuo sposo, Mira, o donna, perduto non è.» —
Quando Arrigo posarsi al naviglio Vede il miser, su lui s’abbandona, E, qual madre a la culla del figlio, Su le labbra alitando gli vien; Della vita il tepor gli ridona; Gli conforta il respiro nel sen.
I nocchieri a quel corpo grondante Tutti avvolgono a gara i lor panni; Tutti a gara d’intorno all’ansante Gli affatica un’industre pietà. — Noto a tutti è quell’uom degli affanni; Ognun d’essi la storia ne sa.
S’ode un pianto: — Discesa alla spiaggia È la donna che invoca il consorte, E alla voga che a lei già vïaggia Più veloce scongiura il vigor. Infelice un’angustia di morte Le travaglia la speme nel cor.
A quel prego, su i banchi, — giuliva Del riscatto, — la ciurma s’arranca; — Già vicina biancheggia la riva; — Sotto prora già l’onda sparì; — Già d’un guardo il salvato rinfranca La compagna de’ tristi suoi dì. —
L’uom di Parga all’ostello riposa; La sua stanca pupilla è sopita. — Ma, a custodia dell’egro, la sposa Quanto è lunga la notte vegliò; E a spïarne, tremando, la vita Su lui spesso ricurva penò.
Nella veglia angosciosa il Britanno A la donna soccorre; e le dice: «Perchè taci, e nascondi l’affanno? Ah! mi svela i segreti del duol; Narra i guai che al deliro infelice Fenno esosa la luce del Sol.» —
Era il chieder dell’uom che prepara Un conforto maggior che di pianto; E a lei scese su l’anima amara, Come ad Agar la voce del Ciel, Quando già pel deserto, ed a canto Le gemea l’assetato Ismael. —
«O cortese, qualunque tu sia, No, d’aprirti il mio cor non mi pesa; Ma ove l’angiol di Parga t’invia A veder di sue genti il dolor, Se tu ascolti parola d’offesa, Non irarti, ma piangi con lor.» —
Ogni fiel di rampogna futura Temperò con tai detti l’onesta; Poi, qual donna che il tempo misura, Fe’ silenzio, e allo sposo tornò; La man lieve gli pose alla testa, E contenta, un suo voto mandò:
«Da le membra è svanito l’algore. Ah! sien placidi i sonni; e dal ciglio Si trasfonda la calma nel cuore: Nè il funestin vaganti pensier Che gli parlin di patria, d’esiglio, Che gli parlin d’oltraggio stranier.» —
Oltre il mezzo è varcata la notte. — Nel tugurio le tenebre a stento Da una poca lucerna son rotte Che già stride, vicina a mancar. — Fuor non s’ode uno spiro di vento, Non un remo che batta sul mar. —
Tace Arrigo. — La Greca si asside A ridir le sue pene; e sovente Il sospir la parola precide, O l’idea ne la mente le muor, Perchè al letto dell’uomo languente La richiama inquïeto l’amor.