Italian poem
Donna, audite como
by Giovanni di Brienne (1158–1237)
Donna, audite como mi tegno vostro omo e non d’altro segnore. La mia vita fina voi l’avete in dotrina ed in vostro tenore. Oi chiarita spera! la vostra dolze ciera de l’altr è genzore. Così similemente è lo vostro colore: color non vio sì gente nè ’n tinta, nè ’n fiore; ancor la fior sia aulente, voi avete il dolzore. Dolze tempo e gaudente inver la pascore! ogn’om che ama altamente si de’ aver bon core di cortese e valente e lel servitore inver donna piagente, cui ama a tutore. Tutora de’ guardare di fare fallanza chè non è da laudare chi non à leanza, e ben de’ om guardare la suanoranza. Certo be mi pare che si facca blasmare chi si vuole orgogliare là ove non à possanza. E chi ben vuol fare, sì si de’ umiliare inver sua donna amare e fare conoscanza. Or venga a ridare chi ci sa [ben] andare, e chi à intendanza si degia allegrare e gran gioia menare per [sua] fin amanza; chi no lo sa fare, non si facca blasmare di trarersi a danza. Fino amor m’à comandato ch’io m’allegri tutavia, faccia sì ch’io serva a grato a la dolze donna mia, quella c’amo più ’n celato che Tristano non facia Isotta, como cantato, ancor che li fosse zia. Lo re Marco era ’nganato perchè ’n lui si confidia: ello n’era smisurato e Tristan se ne godia de lo bel viso rosato ch’ Isaotta blond’ avia: ancor che fosse pecato, altro far non ne potia, c’a la nave li fui dato onde ciò li dovenia. Nullo si facca mirato s’io languisco tutavia, ch’io sono più ’namorato che null’altro omo che sia. Perla, fior de le contrate, che tute l’altre passate di belleze e di bontate, donzelle, or v’adornate, tute a madona andate e mercede le chiamate, che di me agia pietate; di que’, ch’ell’à, rimembranza le degiate portare; già mai ’n altra ['n]tendanza non mi voglio penare, se no ’n lei per amanza, chè lo meglio mi pare. Dio mi lasci veder la dia ch’io serva a madonna mia a piacimento, ch io servire le voria a la fiore di cortesia e insegnamento. Meglio mi tegno per pagato di madonna, go che s’io avesse lo contato di Bologna e la Marca e lo ducato di Guascogna. E le donne e le donzelle rendano le lor castelle senza tinere. Tosto tosto vada fore chi non ama di bon core a piacere.