Italian poem
Giovanni Pascoli
O stolti, quelle trombe erano terra concava donde il vento occidentale traeva ansando strepiti di guerra Salpava l’eternale àncora e mosse i fili di metallo a quando a quando squillano, immensa arpa sonora al vento e negli orecchi ronzano, alle bocche salgono melodie dimenticate. cantano come non sanno cantare che i sogni nel cuore, che cantano forte e non fanno rumore. — Diceva, e nella notte alta e serena dormiva il vento, e vi sorgea la falce, su macchie e selve, della bianca luna già presso al fine, e s’effondea l’olezzo di grandi aperti calici di fiori.... E insonne udivo uno stormir di selve, un correr d’acque, un mormorio di fonti. E si esalava un infinito odore dai molli prati; e tutto era silenzio e tutto voce; ed era tutto un canto. . . . . . . . . . . . . . . . . il paese ove andando ci accompagna l’azzurra visïon di San Marino? (Non di perenni fiumi passar l’onda che tu non preghi volto alla corrente pura, e le mani tuffi nella monda acqua lucente). (.... così guarda, o saggio tu nel dolore, cupo fiume errante: passa e le mani reca dal passaggio sempre più sante.) (Rivedo i luoghi dove un giorno ho pianto); (un sorriso mi sembra ora quel pianto. Rivedo i luoghi dove ho già sorriso.... Oh! come lacrimoso quel sorriso!) (Veduta vanita com’ombra di mosca: ma ombra infinita di nuvola fosca che tutto fa sera: la morte.... com’era?) .... la cobbola giuliva parve un picchierellar trito di stelle, nei ciel di sera che ne tin tin ni va. (Ma un’altra vita brulicò nel legno che intarmoliva.... . . . . . . . . . . . . così passava la lor cauta vita nell’odoroso tarmolo del ciocco)? Si respira una dolce aria che scioglie le dure zolle, La zolla già lievita come il pane al solicello e screpola e si sfa? Vere novo gelidus canis quum montibus humor Liquitur et Zephyro putris se gleba resolvit. stupisce le intatte sue vene: un sangue più vivo, più tepido: come di latte. Stupisce le placide vene quel flutto soave e straniero, quel rivolo labile, lene, d’ignota sorgente, che sembra che inondi di blando mistero le pie sigillate sue membra) i monti tutti celesti; tutto era imbevuto di cielo: erba di poggi, acqua di fonti.... com’è dolce questo ritorno nella sera che non imbruna, per una di queste serate fra tanto odorino d’estate. l’ultimo figlio di Virgilio prole divina, quei che intende i linguaggi degli alati strida di falchi, pianti di colombe, ch’eguale offre il cor candido ai rinati fiori e alle tombe.