Versos Italian Giovanni Pascoli Il pane

Italian poem

Il pane

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Date la pietra a falci ed a frullane, o cari figli! spruzzolate l’aia con acqua pura! Chè ritorna il pane.

Viene dai campi tratto a noi da paia di vaccherelle, all’aie bianche ov’erra odor di fiori e odor di concimaia.

Fategli festa: ei viene di sotterra, e sè dà cibo a quei che l’hanno ucciso, il figlio pio del Cielo e della Terra!

Siete suoi figli; e, dopo che al sorriso di vostra madre, di tra le sue stesse mammelle sante, avete a lui sorriso.

Lo stringevate, che non vi cadesse, con le due mani, ancora gronchie, al core, dandogli un bacio. Egli le sue promesse

attiene, e per noi nasce e per noi muore.

Fategli festa. Era finito il grano... il grano vecchio. Or quello ch’è più in cera, noi sceglieremo e batteremo a mano.

Il meglio, il fiore dell’annata intera, noi manderemo subito al molino; che l’abbia a giorno e che lo renda a sera.

L’affioreremo. Vuo’ lo staccio fino. Prepareremo il lievito, ch’è quello che il nonno in casa ritrovò bambino.

Sia buono il pane, ma non sia men bello: meglio che il brutto pan di fiore approvo un bel colombo fatto di cruschello.

Sia ben levato e pieno come un ovo, e col suo sale; buono anche da solo. Sia questo primo pane di gran nuovo

per te, mia figlia, che mi prendi il volo.

Ma da’ la pietra alla tua falce, o Rosa. Mieti con gli altri. Mieterai più lenta nei dì che passi tra fanciulla e sposa;

nei dì che il cuore sembra che si penta di far le spighe che per ciò son nate... Mieti anche tu. Nelle tue carni ei senta

l’odor del grano e della grande estate„.