Italian poem
“The Hammerless Gun„
Dunque un hammerless! un... hammerless! (dono del vostro babbo, o Percy, o Valentino; del nostro Adolfo, il sapïente, il buono
simposïarco)... O montanine belle, lo vedrete il maestro di latino! sì, lo vedrete il pedagogo imbelle!
E lungamente mi sorriderete, quando venite ai vespri a questa Cura di San Nicola. Un hammerless! Sapete? che non ha cani: a triplice chiusura.
— Bello, ma dica: quello del Fusari... Questo è un hammerless! - Quello non ha cani. - Questo è inglese! - Ah! inghilese! - Di Field, cari!-
Tacciono: io regno indifferente e cupo. — Codeste selve batterò domani...- tra me dico, a voce alta. - In bocca al lupo! -
Ecco l’alba (tra selve aride i fossi vanno col fumo di vaporïere), piena d’un tintinnìo di pettirossi, cui risponde un tac tac di capinere...
Su la nebbia che fuma dal sonoro Serchio, leva la Pania alto la fronte nel sereno: un aguzzo blocco d’oro,
su cui piovano petali di rose appassite. Io che l’amo, il vecchio monte, gli parlo ogni alba, e molte dolci cose
gli dico:
La Pania
Sei buono tu, grande tra i grandi; nè spregi la nera capanna. Al pio boscaiolo tu mandi sovente la ricca tua manna.
Gli mandi un tuo sciame, che scende giù giù per la valle remota, qual tremulo nuvolo, e splende.
Lo segue un tumulto canoro; chè timpani, cembali, crotali chiamano il nuvolo d’oro.
Dico: egli ride roseo, ma scorso il suo minuto, ridoventa azzurro e grave. Io scendo lungo il Rio dell’Orso, ne seguo un poco il fievole sussurro.
E me segue un tac tac di capinere, e me segue un tin tin di pettirossi, un zisteretetet di cincie, un rererere
di cardellini. Giungo dove il greto s’allarga, pieno di cespugli rossi di vetrici: il mio luogo alto e segreto.
Giungo: e ne suona qualche frullo, un misto di gridii, pigolii, scampanellii, che cessa a un tratto. L'hammerless m’ha visto un fringuello, che fa: Zitti! sii sii
(sii sii è nella lingua dei fringuelli quello che hush o still, o Percy, in quella di mamma: zitti! tacciano i monelli)...
E sento tellterelltelltelltell (sai? tellterelltelltelltell nella favella dei passeri vuol dire come out! fly!
scappa, boy, c’è il babau!)... Dunque, più nulla. Silenzio. Odo il ruscello che gorgoglia, e non altro. Il fringuello agile frulla e, lontano, finc finc... Cade una foglia...
Proprio l’ultima (guardo) d’un querciolo secco! È bastato il soffio di quell’ala, è bastato la molla di quel volo:
eccola giù. Mi siedo sopra il greppo. Era come una spoglia di cicala (penso), rimasta a quel non più che un ceppo:
era gialla, era gracile; ma era l’ultima; che più dì, pendula, tenne... Come il povero vecchio ora dispera, vicino al Rio che mormora perenne!
Sono mesto. Perchè? Non lo so dire. In tanto, tra le canne, tra la stipa, sento un brusire ed uno squittinire,
che dico? un parlottare piano piano. Ma sì, parlano a me, che dalla ripa, tacito ascolto, il mento su la mano.
Sento:
Il pittiere
tra l’onda di tante campane, tanti urli di folla, e tra il sordo fragore di ruote lontane?
Piangevi: e saliva il mio canto, con l’eco d’antico ricordo, col suono di nuovo rimpianto.
E poi:
L’ allodola