Italian poem
La partenza del crociato
by Giovanni Visconti Venosta (1831–1906)
Lo scolaretto aveva cominciata la sua poesia così: "Passa un giorno, passa l'altro Mai non torna il prode Anselmo, Perché egli era molto scaltro Andò in guerra e mise l'elmo..."
Passa un giorno, passa l'altro Mai non torna il prode Anselmo, Perché egli era molto scaltro Andò in guerra e mise l'elmo...
Mise l'elmo sulla testa Per non farsi troppo mal E partì la lancia in resta A cavallo d'un caval.
La sua bella che abbracciollo Gli diè un bacio e disse: Va! E poneagli ad armacollo La fiaschetta del mistrà.
Poi, donatogli un anello Sacro pegno di sua fé, Gli metteva nel fardello Fin le pezze per i piè.
Fu alle nove di mattina Che l'Anselmo uscia bel, bel, Per andare in Palestina A conquidere l'Avel.
Né per vie ferrate andava Come in oggi col vapor, A quei tempi si ferrava Non la via ma il viaggiator.
La cravatta in fer battuto E in ottone avea il gilè, Ei viaggiava, è ver, seduto Ma il cavallo andava a piè.
Da quel dì non fe' che andare, Andar sempre, andare andar... Quando a piè d'un casolare Vide un lago, ed era il mar!
Sospettollo... e impensierito Saviamente si fermò. Poi chinossi, e con un dito A buon conto l'assaggiò.
Come fu sul bastimento, Ben gli venne il mal di mar, Ma l'Anselmo in un momento Mise fuori il desinar.
La città di Costantino Nello scorgerlo tremò Brandir volle il bicchierino Ma il Corano lo vietò.
Il sultano in tal frangente mandò il palo ad aguzzar, ma l'Anselmo previdente fin le braghe avea d'acciar
Pipe, sciabole, tappeti, Mezze lune, jatagan, Odalische, minareti, Già imballati avea il Sultan.
Quando presso ai Salamini Sete ria incominciò, E l'Anselmo coi più fini Prese l'elmo, e a bere andò.
Ma nell'elmo, il crederete? C'era in fondo un forellin E in tre dì morì di sete Senza accorgersi il tapin.
Passa un giorno, passa l'altro, Mai non torna il guerrier Perch'egli era molto scaltro Andò in guerra col cimier.
Col cimiero sulla testa. Ma sul fondo non guardò E così gli avvenne questa Che mai più non ritornò.