Italian poem
Ode sulla creduta morte di Silvio Pellico nello Spielberg
by Giunio Bazzoni (1801–1849)
Luna, romito, aereo, Tranquillo astro d’argento, Come una vela candida Navighi il firmamento; Come una dolce amica In tua camera antica Segui la terra in ciel.
La terra, a cui se il limpido Tuo disco s’avvicina, Ti sente, e con un palpito Gonfia la sua marina: Forse è gentile affetto, Qual desta in uman petto La vista d’un fedel.
Simile al fior di Clizia (Fiso del sol nel raggio L’occhio), il pensier del misero Ti segue in tuo vïaggio, E la tua luce pura Sembra su la sventura Un raggio di pietà!
Ahi misero tra miseri, Tolto al gioir del mondo Geme l’afflitto Silvio Dello Spielbergo in fondo! Speme non ha d’aìta; Vive, ma d’una vita Di chi doman morrà.
Batte il tuo raggio tremulo Al rio castello, o luna, E scintillando penetra Sotto la vôlta bruna, E trova il viso bianco Del giovinetto stanco, Il viso del dolor.
Sol quella faccia pallida In campo nero appare, Come languente cereo In mortuario altare; O qual da mano cara Sul panno della bara Deposto un bianco fior.
Sol tra catene — (libero Nell’agonia cresciuto) — Sovra la fronte squallida Discende e va perduto, Sull’affannoso petto, Sol doloroso letto, In mezzo all’ombra, il crin.
Scarso è ’l cangiar dell’aëre Che in petto gli respira; Attorno al fianco un duplice Cerchio di ferro il gira, In ceppi è la sua mano, Nè alcun consorzio umano Lenisce il suo dolor.
Ma questa notte è l’ultima, Notte, per lui, di duolo; Il travagliato spirito Sta per levarsi a volo; E in sì fatal momento In torbo avvolgimento Nuotano i suoi pensier!
« — Quando l’inesorabile «Parola udii, vent’anni! «Non io credei sorvivere «A tanta ora d’affanni; «E il duol che m’ha consunto, «Il termine raggiunto «Del mio soffrire ha già.
«Ecco, redento ai palpiti «Del sen paterno io sono! «Le nostre piaghe il balsamo «Asterga del perdono, «Or che la man pietosa «Soavemente posa «Qui del tuo figlio in sen.
«Tu mel dicevi — (trepida Del mio bollente ingegno), — «Di chi è più forte, o Silvio, «Non provocar lo sdegno! «Ma bella e splendid’era «Come le nubi a sera «La mia speranza allor.
«Credetti un brando a Italia «Ridar, novello Bruto; «Tornare alla sua gloria «Credei l’augel caduto; «Svegliar la neghittosa, «Che il capo in Alpi posa «E stende all’Etna il piè.
«Ma tu, chi sei, che barbaro «Insulti al mio dolore, «Ed osi il sogno irridere «Che mi mentìa nel core? «Coprimi, o madre, il viso! «Che quel superbo riso «Non veggasi per me. — »
Pace, o morente! — agl’Itali La tua memoria è pianto. Caggia quel dì dai secoli, Quel dì che Italia al santo Cenere tuo non plori, Nè la memoria onori Di chi per lei morì.
Ma già la luna in candido Mattin, lene si solve; (E mentre lene il misero Già in morte si dissolve) Bella del suo martiro In placido deliro Ultima al giusto uscì.
Vennero allor.... disciolsero L’inanimata spoglia: Del carcer la deposero Sotto l’ignuda soglia. Nefando monumento, Della catena il lento Nodo... vi posa su.
E alcun nol seppe!... e Silvio E d’ogni giorno e d’ogni Ora il pensiero!... e Silvio Son d’ogni notte i sogni!... E ancor s’attende il canto Che piacque a Italia tanto!... Ma Silvio non è più!!!