Italian poem
Amor ben veio che mi fa tenire
Amor ben veio che mi fa tenire manera [e] costumanza d’aucello c’arditanza - lascia stare: quando lo verno vede sol venire ben mette ’n ubrianza la gioiosa baldanza - di svernare, e par che la stagione no li piacc[i]a, chè la fredura inghiacc[i]a; e poi, per primavera, ricovera manera e suo cantare in[n]ova e sua ragione. Ed ogni cosa vuole sua stagione. Amor, lo tempo che non m’era a grato mi tolse lo cantare; credendo megliorare - io mi ritenni. Or canto, chè mi sento megliorato, ca, per bene aspet[t]are, sollazo ed allegrare - e gioi mi venni per la piu dolze donna ed avenante che mai amasse amante, quella ch’è di bieltate sovrana in veritate, c’ognunque donna passa ed ave vinto, e passa perle, smeraldo e giaquinto. Madonna, s’io son dato in voi laudare non vi paia losinga c’amor tanto mi stringa - ch’io ci falli; ch’io l’agio audito dire ed acertare sovran’ è vostra singa e bene siete dinga - senza falli, e contolomi in gran bona ventura si v’amo a dismisura; e s’io ne son sì lic[c]o ben me ne tegno ric[c]o assai più ch’io non sao dire in parole. Quegli è ric[c]o c’ave ciò che vuole. Donna e l’Amore àn fatto compagnia e teso un dolce laccio per met[t]ere in sollacc[i]o - lo mio stato; e voi mi siete, gentil donna mia, colonna e forte braccio, per cui sicuro giaccio - in ogne lato. Gioioso e baldo canto d’alegra[n]za, c’amor m’è scudo e lanza e spada difendente da ogni maldicente, e voi mi siete, bella, roc[c]a e muro: mentre vivo per voi starò sicuro.