Italian poem
La Commedia
by Jacopo Alighieri (1289–1348)
O voi che sete del verace lume Alquanto illuminati nella mente, Ch’è sommo frutto dell’alto volume; Perchè vostra natura sia possente Più nel veder l’esser dell’universo, Guardate all’alta Commedìa presente. Ella dimostra il simile e ’l diverso Dell’onesto piacere, e ’l nostro oprare, E la cagione che ’l fa bianco o perso. Ma, perchè più vi debbia dilettare Della sua intenzion entrar nel senso, Com’è divisa in sè vi vo’ mostrare. Tutta la qualità del suo immenso E vero intendimento si divide Prima in tre parti senz’altro dispenso. La prima, vizïosa dir provvide; Però che prima e più ci prende e guida. E già Enea con Sibilla il vide. E questa in nove modi fu partida, Sempre di male in peggio, fino al fondo Dove il maggior peccato si rannida. Con propria allegoria formata è ’n tondo, Sempre scendendo e menomando il cerchio, Come conviensi all’ordine del mondo. Sopra di questi nove, per coperchio, Sanza trattar di lor, fa divisione Di quei che son nel mondo senza merchio. Poscia nel primo, sanz’altra cagione Che d’ordine di fè, mostra dannati Quei che hanno l’innocente offensïone: E quei che son più dal voler portati De’ lor disìi che da ragione umana, Son nel secondo per lei giudicati: Nel terzo quella colpa ci dispiana Con propri segni, c’ha dal gusto inizio, Da cui ogni misura sta lontana; E l’altre due opposizioni in vizio Nel quarto fa parer per giusto modo, Che rifiutò il buon roman Fabrizio: Nel quinto l’altre due che son nel nodo Del male incontinenti, ci fa certi Con accidioso ed iracondo brodo: E quei che son della malizia sperti Con lor credenze eretiche e fiammace, Nel sesto dona lor simili merti: Seguendo, la bestial voglia fallace Nel settimo la pon divisa in trèe: La prima vïolenza in altrui face, E la seconda offende pur a sèe, La terza pur a Dio porge dispregio; E Sodoma e Gomorra con esse èe: Nell’ottava conclude il gran collegio Della semplice frode, che non taglia Però la carta al fedel previlegio; E questo in diece parti cerne e vaglia, Ruffiani lusinghieri e simonìa, E chi di far fatture si travaglia, Barattieri ed ipocrita eresìa, Ladroni e frodolenti consiglieri, Commettitor di scismatica via, Con quei che fanno scandol volentieri, Falsator d’ogni cosa in fare e ’n dire, Figurandoli a modi aspri e leggeri: Nel nono quella frode fa seguire Che rompe fede; ed in quattro il diparte: La prima chiama Caina, tradire; Quei che la patria tradiscono o parte. Nel secondo li mette, in Antinora; E nel terzo chi serve e fa tal arte, Chiamando Tolomea cotal dimora; E la quarta, Giudecca, che riceve Qualunque trade chi ’l serve ed onora. Questo è il fondo d’ogni vizio greve, Da lui chiamato inferno e figurato. E qui fo punto per parlar più breve. Nella seconda parte fa beato, Purgando, per salire in fino al sito Che fu al nostro antico poco a grato. Ed ha in sette parti ancor sortito Cotal salire in forma di un bel monte. Ma fuor di loro in cinque è dipartito; Però che cinque cose turba ’l ponte O ver la scala da ire a purgarsi, Cioè diletto vïolenza ed onte; Onde convien di fuor da’ sette starsi: Con queste in fine al termine lor posto I negghïenti officïal trovarsi. Nel primo ci dimostra esser disposto Prima a purgarsi sotto gravi pesi Quel superbir che ’n noi s’accende tosto; E propriamente nel secondo ha lesi Gl’invidïosi con giusta vendetta; Nel terzo gl’iracondi fa palesi; Nel quarto ristorar fa con gran fretta L’amor del bene scemo; ed entro al quinto Con gran sospiri gli avari saetta: E l’appetito nostro ha sì distinto Ciò che dimostra poi nel sesto giro, Che il vero è quasi da tal forma vinto: Nell’infiammato settimo martìro Ermafroditi Soddoma e Gomorra Cantar dimostra il loro aspro desiro: Là su di sopra, perch’altri vi occorra, Della felicità dimostra i segni A cui la sua scrittura non abborra. Ma or, per seguitare i suoi contegni, Dir mi convien dell’opera divina: E voi assottigliate i vostri ingegni. La terza parte con alta dottrina In nove parte figurata prende, Simil al ben che da nove declina. La prima con quella virtù risplende Che con freddezza d’animo è eccellenza, Che carità di spirito s’intende: E la seconda celestial semenza Al governo del mondo cura e guarda, Secondo il senso della sua sentenza: La terza par che ’n foco d’amor arda: Nella quarta risplende tanta luce, Che sapïenza a suo rispetto è tarda: La quinta con feroce ardire adduce Tanta virtù e forza corporale, Che solo il militar prende per duce: D’ogni grandezza e d’animo reale La terza par ch’a suo parere imprenti La mente dove sua virtute cale: E la settima par che si contenti A castità in sacerdotal manto; E ciò dimostran ben li suoi argomenti: D’ogni virtù e d’ogni abito santo L’ottava e d’ogni ben fa esser madre Per le virtù che ella ha in sè cotanto; E la nona conchiude come padre Mobile più che alcun moto celeste, E questa inchiude sincera e leggiadre. Poscia di sopra tutte quante queste Vede l’essenza del primo fattore, Che l’universa macchina riveste: In lei discerne del nostro colore; Per dimostrar che sola nostra vista Sensibil può veder il suo amore. Però vedete omai quanto s’aquista Studiando l’alta fantasia profonda, Della qual Dante fu comico artista: Vedete come ’l suo dir si profonda Nel bene universal per nostro esemplo, Acciò che ’n noi il mal voler confonda. Mettete l’affezione a tal contemplo, Non vi smarrite per lo mal cammino Che vi distoglie dallo eterno templo; Nel quale ei fu smarrito pellegrino, Finchè dal ciel non gli fu dato aita, La qual gli venne per voler divino, Nel mezzo del cammin di nostra vita.