Italian poem
33. Sie pur, fuor di mie propie, c'ogni altr'arme
Sie pur, fuor di mie propie, c’ogni altr’arme difender par ogni mie cara cosa; altra spada, altra lancia e altro scudo fuor delle propie forze non son nulla, tant’è la trista usanza, che m’ha tolta la grazia che ’l ciel piove in ogni loco. Qual vecchio serpe per istretto loco passar poss’io, lasciando le vecchie arme, e dal costume rinnovata e tolta sie l’alma in vita e d’ogni umana cosa, coprendo sé con più sicuro scudo, ché tutto el mondo a morte è men che nulla.
Amore, i’ sento già di me far nulla; natura del peccat’ è ’n ogni loco. Spoglia di me me stesso, e col tuo scudo, colla pietra e tuo vere e dolci arme, difendimi da me, c’ogni altra cosa è come non istata, in brieve tolta. Mentre c’al corpo l’alma non è tolta, Signor, che l’universo puo’ far nulla, fattor, governator, re d’ogni cosa, poco ti fie aver dentr’a me loco; . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . che d’ogn’ uomo veril son le vere arme, senza le quali ogn’ uom diventa nulla.
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