Versos Italian Michelangelo Buonarroti 67. Nuovo piacere e di maggiore stima

Italian poem

67. Nuovo piacere e di maggiore stima

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Nuovo piacere e di maggiore stima veder l’ardite capre sopr’un sasso montar, pascendo or questa or quella cima, e ’l mastro lor, con aspre note, al basso, sfogare el cor colla suo rozza rima, sonando or fermo, e or con lento passo,

e la suo vaga, che ha ’l cor di ferro, star co’ porci, in contegno, sott’un cerro; quant’è veder ’n un eminente loco e di pagli’ e di terra el loro ospizio: chi ingombra ’l desco e chi fa fora ’l foco, sott’a quel faggio ch’è più lor propizio; chi ingrassa e gratta ’l porco, e prende gioco, chi doma ’l ciuco col basto primizio; el vecchio gode e fa poche parole, fuor dell’uscio a sedere, e stassi al sole. Di fuor dentro si vede quel che hanno: pace sanza oro e sanza sete alcuna. El giorno c’a solcare i colli vanno, contar puo’ lor ricchezze ad una ad una. Non han serrami e non temon di danno; lascion la casa aperta alla fortuna; po’, doppo l’opra, lieti el sonno tentano; sazi di ghiande, in sul fien s’adormentano. L’invidia non ha loco in questo stato; la superbia se stessa si divora. Avide son di qualche verde prato, o di quell’erba che più bella infiora. Il lor sommo tesoro è uno arato, e ’l bomero è la gemma che gli onora; un paio di ceste è la credenza loro, e le pale e le zappe e’ vasi d’oro. O avarizia cieca, o bassi ingegni, che disusate ’l ben della natura! Cercando l’or, le terre e ’ ricchi regni, vostre imprese superbia ha forte e dura. L’accidia, la lussuria par v’insegni; l’invidia ’l mal d’altrui provvede e cura: non vi scorgete, in insaziabil foco, che ’l tempo è breve e ’l necessario è poco. Color c’anticamente, al secol vecchio, si trasser fame e sete d’acqua e ghiande

vi sieno esemplo, scorta, lume e specchio, e freno alle delizie, alle vivande. Porgete al mie parlare un po’ l’orecchio: colui che ’l mondo impera, e ch’è sì grande, ancor disidra, e non ha pace poi; e ’l villanel la gode co’ suo buoi. D’oro e di gemme, e spaventata in vista, adorna, la Ricchezza va pensando; ogni vento, ogni pioggia la contrista, e gli agùri e ’ prodigi va notando. La lieta Povertà, fuggendo, acquista ogni tesor, né pensa come o quando; secur ne’ boschi, in panni rozzi e bigi, fuor d’obrighi, di cure e di letigi. L’avere e ’l dar, l’usanze streme e strane, el meglio e ’l peggio, e le cime dell’arte al villanel son tutte cose piane, e l’erba e l’acqua e ’l latte è la sua parte; e ’l cantar rozzo, e ’ calli delle mane, è ’l dieci e ’l cento e ’ conti e lo suo carte dell’usura che ’n terra surger vede; e senza affanno alla fortuna cede. Onora e ama e teme e prega Dio pe’ pascol, per l’armento e pel lavoro, con fede, con ispeme e con desio, per la gravida vacca e pel bel toro. El Dubbio, el Forse, el Come, el Perché rio no ’l può ma’ far, ché non istà fra loro: se con semplice fede adora e prega Iddio e ’l ciel, l’un lega e l’altro piega. El Dubbio armato e zoppo si figura, e va saltando come la locuste, tremando d’ogni tempo per natura, qual suole al vento far canna paluste. El Perché è magro, e ’ntorn’alla cintura ha molte chiave, e non son tanto giuste,

c’agugina gl’ingegni della porta, e va di notte, e ’l buio è la suo scorta. El Come e ’l Forse son parenti stretti, e son giganti di sì grande altezza, c’al sol andar ciascun par si diletti, e ciechi fur per mirar suo chiarezza; e quello alle città co’ fieri petti tengon, per tutto adombran lor bellezza; e van per vie fra sassi erte e distorte, tentando colle man qual istà forte. Povero e nudo e sol se ne va ’l Vero, che fra la gente umìle ha gran valore: un occhio ha sol, qual è lucente e mero, e ’l corpo ha d’oro, e d’adamante ’l core; e negli affanni cresce e fassi altero, e ’n mille luoghi nasce, se ’n un muore; di fuor verdeggia sì come smeraldo, e sta co’ suo fedel costante e saldo. Cogli occhi onesti e bassi in ver’ la terra, vestito d’oro e di vari ricami, il Falso va, c’a’ iusti sol fa guerra; ipocrito, di fuor par c’ognuno ami; perch’è di ghiaccio, al sol si cuopre e serra; sempre sta ’n corte, e par che l’ombra brami; e ha per suo sostegno e compagnia la Fraude, la Discordia e la Bugia. L’Adulazion v’è poi, ch’è pien d’affanni, giovane destra e di bella persona; di più color coperta di più panni, che ’l cielo a primavera a’ fior non dona: ottien ciò che la vuol con dolci inganni, e sol di quel che piace altrui ragiona; ha ’l pianto e ’l riso in una voglia sola; cogli occhi adora, e con le mani invola. Non è sol madre in corte all’opre orrende, ma è lor balia ancora, e col suo latte le cresce, l’aümenta e le difende.