Italian poem
Amor è, donne care, un vano e fello
by Pietro Bembo
Amor è, donne care, un vano e fello, cercando nel suo danno util soggiorno, altrui fedele, a sé farsi rubello;
un desiar, ch’in aspettando un giorno ne porta gli anni e poi fugge com’ombra, né lascia altro di sé, che doglia e scorno;
un falso imaginar, che sì ne ‘ngombra or di tema or di speme e strugge e pasce, che del vero saper l’alma ne sgombra;
un ben, che le piú volte more in fasce;
un mal, che vive sempre e, se per sorte talor l’ancidi, più grave rinasce;
un a gli amici suoi chiuder le porte del cor, fidando al nemico la chiave, e far i sensi a la ragione scorte;
un cibo amaro e sostegno aspro e grave, un digiun dolce e peso molle e leve, un gioir duro e tormentar soave;
un dinanzi al suo foco esser di neve e tutto in fiamma andar sendo in disparte, e pensar lungo e parlar tronco e breve;
un consumarsi dentro a parte a parte, mostrando altrui di for diletto e gioia, e rider finto e lagrimar senz’arte;
un, perché mille volte il dì si moia, non cercar altra sorte e gir contento a la sua ferma e disperata noia;
un cacciar tigri a passo infermo e lento, e dar semi a l’arena, e pur col mare prati rigar, e nutrir fiori al vento;
le guerre spesse aver, le paci rare, la vittoria dubbiosa, il perder certo, la libertate a vil, le pregion care,
l’entrar precipitoso e l’uscir erto, pigro il patti servar, pronto il fallire, di poco mel molto assenzio coperto,
e ‘n altrui vivo, in se stesso morire.