Italian poem
Il Poeta
by Silvio Pellico (1789–1854)
Perchè data m’hai questa ineffabile Sete di canto? Perchè poni tu in me questi palpiti Ricchi d’amor? — Questi doni a te fo perchè basso Non t’alletti nocevole incanto; Perchè vago del bello più santo, A tal bello tu spinga altri cor.
— Io t’ammiro, ed ahi! quelle mi mancano Voci stupende, Che dir ponno quai movi nell’anima Alti desir. — Non ambir le pompose loquele, Che la turba volgar non intende: Il Vangel che rapisce ed accende, Par d’ingenuo fanciullo il sospir.
— Del possente Manzoni l’energico Inno a te vola: Io versar solo gemiti e lagrime Posso a’ tuoi piè. — L’alto carme ispirai d’Isaia, Ma pur d’Amos la rozza parola Ogni labbro sublima, consola, Se gli umani richiama ver me.
— Il tuo nome cantando alla patria, Quali degg’io Fra tue grazie e bellezze moltiplici Più memorar? — Dille ch’io per amor la fei bella, Dille ch’amo, ed affetti desìo: S’invaghisca del grande amor mio; Mia beltà, mia natura è d’amar!
— Ma non denno terribili fremere Gl’incliti vati, Imprecando, schernendo degl’improbi Opre e pensier? — Rei pensieri e mal opre dannando, Sieno i carmi a speranza temprati: Sii pietoso anco a’ petti ingannati: Col furor non si suscita il ver.
— Da più secoli squarciano Italia Parti luttanti; Fa ch’io retto impostori e magnanimi Scerna fra lor. — Del Vangel l’amantissimo spirto Luce sia a tua ragione, a’ tuoi canti: Spirar dèi l’amor patrio de’ Santi, Ch’è bontà, sacrificio ed onor.