Italian poem
Dies Iræ
by Tommaso da Celano (1190–1260)
Anima cara, de’ miei dì pensiero, Dolce de le mie notti amaro sogno, Poichè ’l duolo (e tu sai s’io dica il vero) Tanto mi vieta più quanto più agogno Di fiori eletti per l’ascrèo sentiero Tesserti un serto, e del tardar vergogno, Questo almen santo del cattolic’orto Lùgubre ramo a la tua tomba io porto.
Ahi che il giorno de l’ira di Cristo, Quel gran giorno da Vati previsto, Arso il mondo e consunto farà,
Quando austero il divin Giudicante L’opre umane a librar tutte quante Infra ’l muto spavento verrà.
Una tuba inaudito tremendo Suon per tutte le tombe spandendo Trae le genti universe al suo piè.
Guatan Morte e Natura stupite Trepidanti risorger le Vite A dar conto a l’Eterno di sè.
Quel volume ivi aperto vedremo, Ove quanto al Giudizio supremo Fia materia, vergato starà.
Dio sedente ne l’aureo suo scanno, Senza velo le cose parranno, Senza schermo la colpa sarà.
Quale allor farò prego o lamento? Chi m’affida in quell’ora, che a stento Potrà il giusto fidanza serbar?
Re tremendo, e pur fonte d’amore, Se qual vuoi per tua grazia non muore, Per tua grazia me degna salvar.
Te guidò, Gesù dolce, il mio bene Su l’amaro cammin de le pene; Deh! pietoso il rimembra in quel dì.
Tu col sangue e co’ strazi rapito Hai quest’alma a gli abissi: patito Avrà indarno chi tanto patì?
O tu giusto in tuo vindice sdegno Me rimonda pria ch’odasi il segno Di tua santa terribil ragion.
Vo’ qual reo, come vedi, piangendo Di vergogna nel volto m’accendo, A te chieggio, e tu dammi perdon.
Se Maria di sue colpe solvesti, Se benigno ai Ladron ti volgesti, Tu di speme fidasti pur me.
Io con prece non degna t’invoco; Ma tu pio fa ch’io scampi a quel foco Cui ristoro, cui termin non è.
Me discevra da’ capri rubelli, E a la destra fra’ candidi agnelli Tu ripommi, o Divino Pastor.
Tu, confusa la reproba gente, Fulminata nel bàratro ardente, Con gli eletti me chiama, o Signor.
Io di me supplichevole al suolo, E qual cener contrito, a te solo Raccomando l’estremo destin.
Nel gran giorno di pene e mercedi Tu a la polve risorta concedi Quella pace che mai non ha fin.