Italian poem
Vibrazioni
by Amalia Guglielminetti (1881–1941)
un dubbio
Son io giovane ancora, anima mia? I miei capelli ancor mi son mantiglia densa le notti di malinconia?
Talor per questa strana meraviglia, notizia di me stessa a me domando con un solco di dubbio fra le ciglia.
O giovinezza, io ho già scordato quando venisti a maturare in frutto molle in fior d'infanzia dal profumo blando.
Tutta nuova da sue bianche corolle l'adolescente emerse allor, stupita. Or, con un riso leggermente folle,
riconta che anno fu, su le sue dita.
mattini
Pensa: — Fu l'anno in cui lasciai le monache del mio convento? O l'anno avanti, o appresso? Tu, april, vestivi le tue rosee tonache.
Insieme ci destammo in uno stesso mattino, tu con l'anima leggera, io col piccolo cuore così oppresso!
Tu inverno, io bimba ci cullò la sera. Io aprii le ciglia fatta giovinetta, tu apristi i cieli, fatto primavera.
Forse il succo di qualche vïoletta bistrò de' miei assorti occhi l'incavo... Ormai ero colei che sa ed aspetta
e a qualche avido sguardo sussultavo.
asprezze
Aspra son io come quel vento vivo di marzo, il quale par crudo di geli ma discioglie la neve su pel clivo.
Vento di marzo che agita gli steli pigri, scopre vïole in mezzo all'erba, scompiglia erranti nuvole pei cieli.
Asprigna io sono e rido un poco acerba. Mordere più che accarezzar mi piace ed apparir più che non sia superba.
Come il vento di marzo io non dò pace. Godo sferzare ogni anima sopita, e trarne l'ire a un impeto vivace
per sentirla vibrar fra le mie dita.