Versos Italian Andrea Perrucci Dove, dove t'innalzi

Italian poem

Dove, dove t'innalzi

by (1651–1704)

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Dove, dove t’innalzi, temerario pensiero? Il volo arresta! Su quai vanni ti sbalzi, curiositá funesta a calcar di Giunon liquidi i campi, ove gli eterei lampi scrisser cifre di stelle a mie sventure, quanto lucide piú tanto piú oscure? Stimolo dell’ingegno, folle curiositá, sprone al pensiero, oh temerario impegno, oh desiderio fiero, voglia del mio voler tormentatrice, ansïetá infelice, spia de’ segreti, esploratrice audace, alfin ritroverai ciò che ti spiace. Ferma l’icario volo; Argo è di luci il ciel, talpa tu sei. Per osservar nel polo gli abissi degli dèi piú svelati e piú chiari invano impetri tersi veli di vetri; cozzar col lume invan, occhio, presumi, benché scudi di gel t’armino i lumi. Sovra i cerulei giri, o che, pesci del ciel, guizzin le stelle, o in piani di zaffiri sian nodi; a me procelle sempre presagiranno astri guizzanti; le sventure costanti ne le fisse averò; contrarie sempre, non d’òr, gli astri han per me ferree le tempre. Stanchino i Tolomei sfere, astrolabi, tavole e figure; leggano i Galilei chiare le mie sventure; senza che me ’l predicano i Cononi, i Firmici, i Ticoni, teorica che lor studian sugli astri, pratticata ved’io ne’ miei disastri. Con la diva di Delo l’oroscopo contende il dio cretese; al mio natale in cielo stanno i numi in contese; esser ricusan forse astri adirati signori a’ sventurati; guarda di trin Saturno la Fortuna, retrogrado è l’Eleo, cade la Luna. Stelle, che piú volete? avete influssi piú maligni e infesti? stelle no, ma comete, che presagi son questi? ogni segno per me s’accozza infausto? del destino olocausto bamboletto perché mi fece il fato, se cagion non sapea men di peccato? Vibra clava nocente armato di terror crudele Alcide; stella non piú splendente le mie speranze uccide, ed avverati vidi i suoi presagi finor ne’ miei naufragi. Alma, qual dunque scampo aver tu puoi, se tuoi nemici in ciel s’arman gli eroi? In questo giorno appunto infausto... ah no, che dissi? oh folle! e dove a delirar son giunto? Se al sempiterno Giove consecrato ved’io sí lieto giorno, di nuova luce adorno ecco risplende fausto il natal mio, se in oroscopo uman risplende Iddio. Sogni, larve, follie, d’Ipparchi indegni e d’Apolloni infidi, pelasge fantasie, non sia ch’in voi mi fidi. Che Eudossi, che Maneti ed Albategni? che figure? che segni? Se in segno di pietá Dio mi sovrasta di pan con gli accidenti, a me ciò basta. Pensier, se occulti arcani hai desio di spïar, qui ferma il volo. Qui misteri sovrani apprendere puoi solo. Ve’ la sostanza in Cristo traformarsi, senza l’annichilarsi, e mentre gli accidenti agli occhi appresta, forma sostanzïal di pan non resta. Sofisticar chi vuole come accidenti stian senza soggetto? de le sacre parole in istante l’effetto? Come è de l’alma il natural ridutto in parte ancora tutto, tutto è nel tutto, e con mirabil arte tutta la quantitá sta in ogni parte. Pensiero, ove t’interni? Tanto secreto occhio mortal non vede; per tanti arcani eterni telescopio è la fede. Tu questo Sol ch’il tuo natale onora, entro la sfera adora; e se adori splendor che non comprendi, quali sian de la fé gli arcani apprendi.