Versos Italian Anton Francesco Grazzini Com'hai tu tant'ardir, brutta bestiaccia

Italian poem

Com'hai tu tant'ardir, brutta bestiaccia

by (1504–1584)

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COM’hai tu tant’ardir, brutta bestiaccia, Che vada a viso aperto, e fuor di giorno, Volendo il tuo parer mandare attorno Sopra la seta, e non conosci l’accia? O mondo ladro, or ve’ chi se l’allaccia! Fiorenza mia, va, ficcati ’n un forno, S’al gran Boccaccio tuo con tanto scorno Lasci far tanti sfregi in sulla faccia. Non ti bastava, pedantuzzo stracco, Delle Muse e di Febo mariuolo, Aver mandato mezzo Dante a sacco? Chè lui ancor, che nelle prose è solo, Hai tristamente sì deserto e fiacco, Che d’una lancia è fatto un punteruolo. Ma questo ben c’è solo, Ch’ogni persona saggia, ogni uom che intende, Ti biasma, e ti garrisce, e ti riprende. In te, goffo, contende, Ma non si sa chi l’una o l’altra avanza, O la presunzïone o l’ignoranza. Io ti dico, in sostanza, Che dove della lingua hai ragionato Tu non intendi fiato, fiato, fiato; E dov’hai emendato, O ricorretto, o levato, od aggiunto, Tu non intendi punto, punto, punto; E dov’hai preso assunto Di giudicar, tu sembri il Carafulla, E non intendi nulla, nulla, nulla. Trovategli la culla, La pappa, il bombo, la ciccia e ’l confetto, Fasciatel bene, e mettetelo a letto. Io ti giuro e prometto, Se già prima il cervel non mi si sganghera, Tornarti di Ruscello una pozzanghera.