Italian poem
Giotto fu il primo che alla dipintura
by Anton Francesco Grazzini (1504–1584)
GIOTTO fu il primo che alla dipintura, Già lungo tempo morta, desse vita, E Donatello messe la scultura Nel suo dritto sentier, ch’era smarrita: Così l’architettura, Storpiata e guasta alle man de’ Tedeschi, Anzi quasi basita, Da Pippo Brunelleschi, Solenne architettor, fu messa in vita, Onde gloria infinita Meritar quelli tre spirti divini, Nati in Firenze e nostri cittadini. E di queste tre arti i Fiorentini Han sempre poi tenuto e ’l vanto e ’l pregio. Dopo questi, l’egregio Michelagnol divin, dal cielo eletto Pittor, scultor e architettor perfetto, Che, dove i primi tre mastri eccellenti Gittâro i fondamenti, Alle tre nobil arti ha posto il tetto, Onde meritamente Chiamato è dalla gente Vero maestro e padre del disegno; E tanti d’alto ingegno Innanzi, seco, e dopo lui, son stati Artefici onorati, Chè d’opra di pennello E di squadra e di seste e di scarpello L’onore e ’l grido — abbia ognun pazienza — Infino a qui è stato di Fiorenza. Ma or non so qual maligna influenza, O sole o stella o luna O destino o fortuna, Vuol che in Fiorenza sia Di dipintor sì fatta carestia, Che, dovendo finirsi quel lavoro Che già, con poco senno e men giudizio, Fu cominciato da Giorgin Vasari, In quella chiesa o tempio o edifizio, Che d’altezza e giudizio, Di grazia e di bellezza, Non ebbe al mondo è non avrà mai pari, Bisognato è per forza di danari, Non senza gran vergogna e vitupero, Far venir per fornirlo un forestiero, Il qua, per dire il vero, Nel disegnare e maneggiar colori Ha pochi, oggi, o nessun che gli sia pari; Ma, bench’ei fusse il primo fra più rari Che sono stati al mondo dipintori, Varria niente o poco, Perchè non è in così alto loco Da’ maestri migliori o da’ peggiori Vantaggio tanto che vaglia una frulla: Chè a ogni modo non si scorge nulla.