Italian poem
Lo fino amor piacente
by Arrigo Baldonasco (?–1300)
Lo fino amor piacente, Ch’io aggio, a se mi serra Sì che d’ogn altro, s’erra Da me, dae partimento. Che quello Amor mantiene Solazzo e tutto bene, E in cui sempre regna Parmi, che li n’avvegna in tal valore, Che giammai perditore Non fie di sua ’ntendanza. L’usato intendimento Che la gente ha ’n fallire, A ciascuno fall’ire In loco conoscenza. Dolen’ cognoscimento Hanno ben ch’è fallire, Ma nullo lor fall’ire, Ch’aggia però sturbanza: Però voglio sturbare Me d’ogn’altro pensare, D’intender volentieri. Vo’ che sia mio pensieri, ch’è adoblato, In quella ch’ha provato, Più di null’altra, pregio. Chi al suo pregio si prova, Ch’ogn’altro va morendo; Però tutto m’accendo A lei ch’è la mia spera. Spero in lei, che si trova Mercè, ond’io m’accendo Allegro, e non m’arrendo A null’altro, che pera: Che ogn’altro de’ perire, E ’l suo sempre verdire. Però tutti amadori Conforto che i lor cori aggiano saggi A mantener li usaggi Di quei, ch’han più savere. Li saggi cognoscenti Sturbano lo amare, Quel che ve’no, ch’amar’è, E usal molta gente, E gente ch’han tormenti; Però ch’ha più ch’amare Chi amato più ch’amar’è, Fort’è dispïacente. Dunqua, Signor, vo’ spiaccia Veder qual lui s’allaccia, Perchè ha ’n tutto fallito E è così agiecchito, ch’è seguitore; Non fidi ben suo core Fin ch’arà tal pensamento. Molti ha pensier giojosi: Chi serve a chi ha partito Ciò che a suo ha partito, Mai non ha perdenza. Ma perdono dogliosi Quei, ch’han dal lor partito Ogn’han fine partito E son presi a fallenza; E son certi per fallo, Che ciascun fora stallo, Se ’l commetteno in loco Che ’l lor sollazzo e ’l gioco Più non porria durare, Poi m’ha ’n balìa deggial distornare.