Versos Italian Baldassarre Odescalchi Di sua eccellenza don Baldassare Odescalchi

Italian poem

Di sua eccellenza don Baldassare Odescalchi

by (1844–1909)

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Lesbo andò lieto un giorno D’una gentil Donzella Ch’oltre il costume bella Non pur cogli occhi accese i cuori intorno; Ma l’Apollinea cetra Trattò con mano ardita, E udìr la terra e l’etra Del novo canto l’armonìa gradita; La sua beltade e i carmi Del tempo vinser l’empio dente e l’armi.

Pur un Garzon crudele Alto piagolle il core Nume spietato Amore, Ond’ella sparse ognor vane querele; Saffo nel tristo canto Del suo Faon si dolse; Ma coll’inutil pianto Il cuor ferigno unqua a pietà non volse. Il Mar Leucadio asconde L’inutil cetra e il bei corpo nell’onde.

Gli antichi tristi esempj Euterpe a che rammenti? Vano è cercar portenti Di beltà di valor ne’ prischi tempi; Più delle gemme e l’auro Oggi fra noi s’onora Serto di verde lauro, E al crin lo cinge il molle sesso ancora: E tu Bergamo il sai Che di Lesbia ne’ carmi eterno andrai.

Di Lesbia il dolce viso Ne’ petti a mille a mille Desta d’amor faville, E il Ciel serena al lampeggiar d’un riso. Non v’ha Faon sì crudo Che a que’ possenti strali Faccia or del petto scudo, Ch’Ella piaga gli Dei non che i mortali; E lieto benedice Di Lesbia i ceppi il prigionier felice.

Lesbia le ardite penne Spiegando a nobil volo Alto poggiò dal suolo, E di Pindo alle cime ardue pervenne; Colà fra i sacri boschi Dei sempre verdi allori Sciolse i bei modi Toschi, E delle Ninfe Ascree si aggiunse ai cori. In l’Eliconio speco Le sole rime su£ ripete or l’eco.

Gl’Itali Cigni eletti Che d’Ippocrene in riva All’armonìa giuliva Della mente sposar gli alti concetti, Volgon sorpresi il guardo A Lei che alt’orme imprime, E posa il piè non tardo Sulle vietate spaventose cime, Vincendo l’ardua impresa Al più maschio valor spesso contesa.

Di Lesbia o dotti amici, Cui fu dal Ciel concesso Bearvi a Lei d’appresso, E udendo i carmi suoi trar dì felici, Invidiarvi io deggio, Che in questa ingrata Terra Splender da lunge io veggio L’ingegno ond’Ella al tempo rio fa guerra, Odo i suoi detti e i versi; Ma vietan ch’io la vegga i fati avversi.

Se il tuo gran cor ti guida Donna in lontane parti L’opre a mirar dell’Arti Cui l’onor degli Eroi virtude affida; Prima ti volgi a Roma Che fra le sue ruine Distrutta sì, non doma Primeggia ancor fra le città reine, E le dovizie altrui Oscura allo splendor de’ pregi sui.

Qui la superba fronte Sollevan moli altere Che al tardo passeggiare Del vinto mondo ancor ricordali l’onte. Qui sull’immobil Trono Religïone augusta Sparge di Fede il dono Dal Baltico alla nera Affrica adusta, E la possente destra Distende ai figli suoi donna e maestra.

Della serena pace Il volto ognor qui ride, E ai sacri ingegni arride, Nè turba gli ozj lor di Marie face. Qui le tranquille Muse Sciolgon soavi i canti, Natura qui dischiuse A mille saggi i suoi celati incanti. Sola tu Roma or serbi Premio a Virtù ne’ tristi giorni acerbi.