Italian poem
Qual uom, se repentin folgor l'atterra
by Berardino Rota (1508–1574)
Qual uom, se repentin folgor l’atterra, Riman di se medesmo in lungo obblìo, Dal tuo ratto sparir tal rimas’io Legno dannato a fuoco, arida terra. Che la prigion non s’apre, e non si sferra Il mezzo, che restò del viver mio Fulminata la speme, e col desìo Ogni mia gioia ogni mio ben sotterra? In cotal guisa chi può dir, ch’uom viva! Oh manca, oh tronca vita! Eppur pietade Dovrìa trovar chi l’esser tiene a sdegno. Così calcata serpe parte è viva, Parte morta si giace, e così legno, Tocco in selva dal Ciel, pende e non cade.