Italian poem
Avvegna ch'io non aggia più per tempo (Lucas)
by Cino da Pistoia (1270–1336)
AVVEGNA ch’io non aggia più per tempo Per voi richiesto Pïetate e Amore Per confortar la vostra grave vita, Non è ancor sì trapassato il tempo, Che ’l mio sermon non trovi il vostro core Piangendo star con l’anima smarrita Fra sè dicendo: ‘ Già serai in ciel gita, Beata gioia, com’ chiamava il nome! ’ Lasso! quando e come Vedervi potrò io visibilmente, Sì che ancora a presente Vi posso fare di conforto aita? Dunque m’udite, poi ch’io parlo a posta D’Amor, a li sospir ponendo sosta. Noi provamo che ’n questo cieco mondo Ciascun si vive in angosciosa noia, Chè in ogni avversità ventura ’l tira: Beata l’alma che lassa tal pondo E va nel ciel ov’è compiuta gioia, Gioioso il cor for di corrotto e d’ira! Or dunque di che il vostro cor sospira, Che rallegrar si de’ del suo migliore? Chè Dio nostro signore Volle di lei, come avea l’angel detto, Fare il cielo perfetto: Per nova cosa ogni santo la mira, Ed ella sta dinanzi a la Salute, Ed in ver lei parla ogni Virtute. Di che vi stringe ’l cor pianto ed angoscia, Chè dovresti d’amor sopraggioire. Ch’avete in ciel la mente e l’intelletto? Li vostri spirti trapassâr da poscia Per sua virtù nel ciel; tal è il disire, Ch’Amor là su li pinge per diletto. O uomo saggio, perchè sì distretto Vi tien così l’affannoso pensiero? Per suo onor vi chiero Ch’a l’egra mente prendiate conforto, Nè aggiate più il cor morto, Nè figura di morte in vostro aspetto: Perchè Dio l’aggia locata fra i suoi, Ella tutt’ora dimora con voi. Conforto, già, conforto l’Amor chiama, E Pietà prega: ‘ Per Dio, fate resto ’: Or inchinate a sì dolce preghiera, Spogliatevi di questa veste grama. Da che voi siete per ragion richiesto; Chè l’uomo per dolor more e dispera. Com’ voi vedreste poi la bella ciera, Se vi cogliesse morte in disperanza? Di sì grave pesanza Traete il vostro core omai, per Dio! Che non sia così rio Ver l’alma vostra, che ancora ispera Vederla in cielo e star nelle sue braccia: Dunque di speme confortar vi piaccia. Mirate nel piacer, dove dimora La vostra donna, ch’è in ciel coronata; Ond’è vostra speme in paradiso E tutta santa ormai vostr’innamora, Contemplando nel ciel, dov’è locata. Lo core vostro, per cui sta diviso, Chè pinto tiene in sè beato viso? Secondo ch’era qua giù meraviglia, Così lassù somiglia, E tanto più quanto è me’ conosciuta. Come fu ricevuta Dagli angioli con dolce canto e riso, Li spirti vostri rapportato l’hanno, Che spesse volte quel viaggio fanno. Ella parla di voi con que’ beati, E dice loro: ‘ Mentre che io fui Nel mondo, ricevetti onor da lui, Laudando me ne’ suoi detti laudati ’: E prega Dio, lor signor verace, Che vi conforti, sì come vi piace.