Versos Italian Cino da Pistoia L'alta virtù, che si ritrasse al cielo

Italian poem

L'alta virtù, che si ritrasse al cielo

by (1270–1336)

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L’alta virtù, che si ritrasse al cielo Poi che perdè Saturno il suo bel regno E venne sotto Giove, Era tornata nell’aurato velo Qua giuso in terra ed in quell’atto degno Che ’l suo effetto move: Ma perchè le sue ’nsegne furon nuove Per lungo abuso e per contrario usaggio, Il mondo reo non sofferse la vista; Onde la terra trista Rimasa s’è nell’usurpato oltraggio, E ’l ciel s’è reintegrato come saggio. Ben de’ la trista crescere il suo duolo, Quant’ha cresciuto il disdegno e l’ardire La dispietata Morte: E però tardi si vendica ’l suolo Di Linceo, che si schifa di venire Dentro dalle sue porte; Ma contro a’ buoni è sì ardita e forte, Che non ridotto di bontà ne schiera Né valor val contr’a sua dura forza; Ma, come vuole e a forza, Ne mena ’l mondo sotto sua bandiera; Né altro fugge da lei che laude vera. L’ardita Morte non conobbe Nino, Non temèo d’Alessandro né di Iulio Né del buon Carlo antico; E, mostrandone Cesar e Tarquino, Di quei piuttosto accresce il suo peculio Ch’è di virtute amico: Sì come ha fatto del novello Enrico, Di cui tremava ogni sfrenata cosa, Sì che l’esule ben sarìa redito Ch’è da virtù smarrito, Se morte non gli fosse sta’ noiosa: Ma suso in ciel lo abbraccia la sua sposa. Ciò che si vede pinto di valore, Ciò che si legge di virtute scritto, Ciò che di laude suona, Tutto si ritrovava in quel signore Enrico, senza par, Cesare invitto, Sol degno di corona. E’ fu forma del ben che si ragiona, Il qual gastiga gli elementi e regge Il mondo ingrato d’ogni previdenza; Per che si volta senza Rigor che renda il timor alla legge Contro la fiamma delle ardenti invegge. Veggiam che Morte uccide ogni vivente, Che tenga di quell’organo la vita Che porta ogni animale: Ma pregio che dà virtù solamente Non può di Morte ricever ferita, Perch’è cosa eternale. A chi ’l permette amica, vola e sale Sempre nel loco del saggio intelletto, Che sente l’aere ove sonando applaude Lo spirito di laude, Che piove Amor d’ordinato diletto, Da cui il gentil animo è distretto. Dunque, al fin pregio che virtude spande E che diventa spirito nell’âre Che sempre piove Amore, Solo ivi intender de’ l’animo grande; Tanto più con magnifico operare, Quant’è in stato maggiore: Ne è uom gentil ne re ne imperadore, Se non risponde a sua grandezza l’opra; Come facea nel magnifico prince, La cui virtute vince Nel cor gentil, sì ch’è vista di sopra, Con tutto che per parte non si scuopra. Messer Guido Novello, io son ben certo Che ’l vostro idolo, Amor, idol beato, Non vi rimuove dall’amore sperto Per ch’è infinito merto: E però mando a voi ciò che ho trovato Di Cesare, che al cielo è incoronato.