Italian poem
L'uom che conosce è degno c'haggia ardire
by Cino da Pistoia (1270–1336)
L’uom che conosce è degno c’haggia ardire E che s’arrischi; quando s’assicura Vêr quello, onde paura Può per natura o per altro avvenire. Così ritorno i’ ora; e voglio dire Che non fu per ardir, s’io puosi cura A questa crïatura, Ch’io vidi in quel che mi venne a ferire; Perchè mai non avea veduto Amore Cui non conosce ’l core se nol sente: Che par proprïamente una salute Per la vertute della qual si cria; Poscia a ferire va via com’un dardo Ratto che si congiunge al dolce sguardo. Quando gli occhi rimiran la beltate E trovando piacer destan la mente, L’anima e il cor si sente, E miran dentro la proprïetate. Stando a veder senz’altra volontate: Se lo sguardo s’aggiunge, immantenente Passa nel cor ardente Amor, che pare uscir di claritate. Così fu’ io ferito risguardando; Poi mi volsi, tremando ne’ sospiri; Nè fia più ch’io rimiri a lui già mai Ancor ch’omai io non possa campare: Che se il vo’ pur pensare, io tremo tutto; E ’n tal guisa conosco il cor distrutto. Poi mostro che la mia non fu arditanza, Per ch’io rischiassi il cor nella veduta. Posso dir ch’è venuta Negli occhi miei drittamente pietanza; E sparto ha per lo viso una sembianza Che vien dal core, ov’è sì combattuta La vita, ch’è perduta. Perchè ’l soccorso suo non ha possanza. Questa pietà vien come vuol natura, Poi dimostra ’n figura lo cor tristo Per farmi acquisto solo di mercede; La qual si chiede, come si conviene, Là ’ve forza non viene di signore Che ragion tegna di colui che more. Canzone, udir si può la tua ragione Ma non intender sì che sia approvata Se non da innamorata E gentil alma dove Amor si pone: E però tu sai ben con quai persone Dèi gire a star per esser onorata: E quando sei guardata, Non sbigottir nella tua opinione, Che ragion t’assicura e cortesìa. Dunque mettiti in via chiara e palese; Di ciaschedun cortese, umil servente, Liberamente, come vuoi, t’appella; E di’ che sei novella d’un che vide Quello signor che chi lo sguarda uccide.