Italian poem
O patria, degna di trionfal fama
by Dante Alighieri (1265–1321)
O PATRIA, degna di trionfal fama, De’ magnanimi madre, Più che in tua suora, in te dolor sormonta: Qual è de’ figli tuoi, che in onor t’ama, Sentendo l’opre ladre Che in te si fanno, con dolore ha onta. Ahi quanto in te la iniqua gente è pronta A sempre congregarsi alla tua morte, Con luci bieche e torte, Falso per vero al popol tuo mostrando. Alza il cor de’ sommersi; il sangue accendi; Sui traditori scendi Nel tuo giudicio; sì che in te laudando Si posi quella grazia che ti sgrida, Nella quale ogni ben surge e s’annida. Tu felice regnavi al tempo bello Quando le tue rede Voller che le virtù fussin colonne: Madre di loda e di salute ostello, Con pura unita fede Eri beata, e colle sette donne. Ora ti veggio ignuda di tai gonne: Vestita di dolor, piena di vizii; Fuori i leai Fabrizii; Superba, vile, nimica di pace. O disnorata te! specchio di parte, Poichè se’ aggiunta a Marte, Punisci in Antenora qual verace Non segue l’asta del vedovo giglio; E a que’ che t’aman più, più fai mal piglio. Dirada in te le maligne radici, De’ figli non pietosa, Che hanno fatto il tuo fior sudicio e vano, E vogli le virtù sien vincitrici; Sì che la fè nascosa Resurga con giustizia a spada in mano. Segui le luci di Giustiniano, E le focose tue mal giuste leggi Con discrezion correggi, Sicchè le laudi ’l mondo e ’l divin regno: Poi delle tue ricchezze onora e fregia Qual figliuol te più pregia, Non recando a’ tuoi ben chi non n’è degno; Sì che prudenza ed ogni sua sorella Abbi tu teco: e tu non lor rubella. Serena e gloriosa in sulla ruota D’ogni beata essenza (Se questo fai) regnerai onorata: E ’l nome eccelso tuo, che mal si nota, Potra’ poi dir, Fiorenza. Dacchè l’affezion t’avrà ornata, Felice l’alma che in te fia creata! Ogni potenza e loda in te fia degna: Sarai del mondo insegna. Ma se non muti alla tua nave guida, Maggior tempesta con fortunal morte Attendi per tua sorte, Che le passate tue piene di strida. Eleggi omai, se la fraterna pace Fa più per te, o ’l star lupa rapace. Tu te n’andrai, canzone, ardita e fera, Poichè ti guida Amore, Dentro la terra mia, cui doglio e piango; E troverai de’ buon, la cui lumiera Non dà nullo splendore, Ma stan sommersi, e lor virtù è nel fango. Grida: ‘ Surgete su, chè per voi clango. Prendete l’armi, ed esaltate quella; Chè stentando viv’ella; E la divoran Capaneo e Crasso, Aglauro, Simon mago, il falso Greco, E Macometto cieco, Che tien Giugurta e Faraone al passo.’ Poi ti rivolgi a’ cittadin suoi giusti, Pregando sì ch’ella sempre s’augusti.
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