Versos Italian Dino Frescobaldi Rime (Dino Frescobaldi)/Poscia che dir conviemmi ciò ch'io sento

Italian poem

Rime (Dino Frescobaldi)/Poscia che dir conviemmi ciò ch'io sento

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Poscia che dir conviemmi ciò ch’io sento e ch’io sostegno faticosamente per la vita dolente che piangendo a la morte mi conduce, qual sia e quanto il mio crudel tormento, dirollo a voi, mia donna, solamente, cui paurosamente guardar disio: ch’e’ negli occhi mi luce! Se questa doglia ch’a parlar m’induce può sostener che non mi uccida in tanto, comincerò ’l mio pianto: ché so che l’ascoltar vi fia soave udendo quel ch’Amor per voi mi face, se non vi fosse grave la fine, ov’io attendo d’aver pace. Io sento piover nella mente mia Amor quelle bellezze che ’n voi vede, e ’l disio, che vi siede, crescer martiri con la sua vaghezza; ché, conoscendo che bellezza sia, e’ s’innamora, che piacervi crede: così nella sua fede lo ’nganna Amore e la vostra ferezza! Ché s’e’ ’l penser vi tragge, a mia gravezza, questo move il dolor che vi contenta; e sed e’ fior m’allenta (non perch’i’ ’l senta, onde poco mi vale), voi disdegnate, sì ch’Amor vi guata, a cui tanto ne cale, che mai non posa sì v’ha consolata. Il consolar ch’e’ fa la vostra vista è che per mezzo il fianco m’apre e fende, e quivi tanto attende che ’l cuor convien che rimanga scoperto; poi si dilunga, ch’e’ valore acquista: gridando forte un suo dur’arco ’ntende e la saetta prende, talché d’uccidermi e’ cred’esser certo; ed apre verso questo fianco aperto, dicendo: «Fuggi!» all’anima, «ché sai che campar nol potrai». Ma ella attende il suo crudel fedire, e fascia il cuor nel punto ch’e’ saetta, di quel forte disire cui non uccide colpo di saetta. Poi che nel cuor la percossa m’è giunta, ed io rimango così nella vita com’uom da cui partita fosse ogn’altra vertù forte e sicura, perché dinanzi a l’affilata punta, credendo ch’allor sia la mia finita, ciascuna s’è fuggita: così facesse quella ch’ancor dura! La qual di me altressì poco cura in consumarmi quanto faccia Amore: ché per lo suo valore i’ posso dir ched io or non sia morto, che sarei fuor del male ch’io sostegno, dove m’è fatto torto, ché l’umiltà vi fa crescer disdegno. Dunque, se l’aspro spirito che guida questa spietata guerra e faticosa vi vede disdegnosa di quanto cheggio per aver diletto, come così nella morte si fida? La quale esser non può tanto gravosa, se la vita è noiosa, che non sia pace: ed io così l’aspetto. Se ascolterete, nel vostro ’ntelletto voi udirete, che sentir mi pare, una voce chiamare che parla con pietà, vint’e tremando, e viene a voi per pace di colui che la morte aspettando vede la fine de’ martiri suoi.