Italian poem
Dello stile Poetico
by Dionigi Strocchi (1762–1850)
......Nugae! ast hae nugae seria ducunt In mala derisum semel, acceptumque sinistre. Hor. L’acqua che io prendo, giammai non si corse, Minerva spira, e conducemi Apollo, E nove Muse mi dimostran l’orse. “Si placeo, quod placeo, tuum est”. Se piaccio, perchè piaccio, è tuo dono. E merita il poeta allor gran lode, Che l’arte sua ricopre con natura, E chi legge i suoi versi ugna non rode Per indagar qualche sentenza oscura, Ma li capisce subito che gli ode, E crede l’opra sì piana e sicura, Che può sperar, che quelle cose istesse Ei le potrebbe dir quando volesse. ......Il petto onde la costa Si trasse per formar la bella guancia, Lo cui palato a tutto il mondo costa, . . . . . . . . . . . . . Il Padre antico, A cui ciascuna sposa è figlia e nuora. Io son colui, che tenni ambe le chiavi Del cor di Federico, e che le vuolsi Serrando e disserrando sì soavi, Che dal secreto suo quasi ogni uom tolsi Fede portai al glorioso uffizio Tanto, che ne perdei lo sonno e i polsi. La meretrice, che mai dall’ospizio Di Cesare non torse gli occhi putti, Morte comune e delle corti vizio, Infiammò contro me gli animi tutti, E gl’infiammati infiammar sì Augusto, Che i lieti onor tornaro in tristi lutti! L’animo mio per disdegnoso gusto Credendo col morir fuggir disdegno Ingiusto fece me contro me giusto. . . . . . . . . . Il mezzo, Al quale ogni gravezza si raduna, . . . . . . Coloro, Che questo tempo chiameranno antico. . . . . . . Dal mal delle Sabine Al dolor di Lucrezia; Era quell’ora, che volge il desio A naviganti, e intenerisce il core Lo dì, che han detto a dolci amici addio, E che lo novo peregrin di amore Punge, se ode squilla di lontano, Che paia il giorno pianger che si muore. Come quando dall’acqua, o dallo specchio Salta lo raggio all’opposita parte Salendo su per lo modo parecchio A quel, che scende, e tanto si diparte Dal cader della pietra in ugual tratta, Siccome insegna esperienza ed arte. Ciò, che da Lei senza mezzo distilla, Non ha poi fine, perchè non si move La sua impronte, quand’ella sigilla, Ciò, che da essa senza mezzo piove Libero è tutto, perchè non soggiace Alla virtute delle cose nove. . . . . . . . . . . . . Hae nugae seria ducunt In mala derisum semel, acceptumque sinistre.