Italian poem
Preludio al Calatafimi
by Eliodoro Lombardi (1834–1894)
Dal poemetto inedito Calatafimi
I
A me lo schianto e gl' impeti Dell Adda allor che, fumido, Dallo Stelvio precipite Si sfrena e la granitica Scala divora e va;
A me l'urlo del turbine Quando il Cenisio domina E i campi investe, ed agita La gran selva che, trepida , Mormorando si sta;
A me d'alpini vertici La scabra altezza, ed ampia La distesa de' pelaghi Deserti, allor che parlano Dell'Immenso al pensier;
Però che il petto m'occupa L'opra dei Mille: altissima E vasta opra che a bronzei Numeri affido, a libere Note, fiamme al guerrier!
Qui, qui strida la ferrea Corda d'Alceo, qui strepiti L'inno auriace dell'aquila Di Tebe. Ecco, sul memore Colle d'Olimpia io son.
Ecco: le turbe tacite Ansan stupite, ed, ignea Lava, il canto di Pindaro Giù scende; e tutta l'Ellade Arde e freme in quel suon.
Dal fosco Ade ritornano I morti eroi, fan plauso I Dioscuri, palpita Ermete e i prischi Eacidi Mandan faville ancor
Dall'aureo carro. Affrettati, Alcimedonte; all'ardua Tenzon protendi i muscoli D'acciaro, o forte Diagora Ch' ài di leone il cor;
Pugnate, osate: i cupidi Occhi in voi figgon pallidi, Li aonj figli, e validi Sensi in quei petti accendono Vostre maschie virtù;
Onde sull'irte innumeri Perse caterve, indomita, Come nembo mortifero, Doman fia vista irrompere L'ellenia gioventù,
E sui tremendi valichi D'Oeta, erto, col folgore Negli occhi, entro la mischia Esultando, terrifico , Lèonida starà.
O divine Termopili, Immensa ara di martiri! O Salamina, o Micale ! Oh portenti! Oh memorie! Oh Grecia ! Oh libertà !
II
Riedan quei dì! — Tornàr quei giorni. Ancora Per noi tornàro. Ei son più lustri. Ed ora , Più provvida e sagace, L'itala gente vuol blandizie e pace.
Tuffa nei gorghi del piacer l'eletta Corinzia coppa e a tracannar si affretta, Chè fuggitivo è il bello, E impreveduto a noi s'apre l'avello.
Fin l'austera Sofia l'idalio serto Or cinge, e il niveo seno offre scoperto; D'ambrosia unge le chiome Rimormorando d'Epicuro il nome !
Scuote Lieo l'amabil sistro, e, pieno D'ebbrezza, assonna il torpido Sileno; Alle piagge fiorite, Saettando i lascivi occhi, Afrodite
Torna coll'aureo pomo e le amorose Passere, torna con le ciprie rose E col fatal suo cinto Onde riman lo stesso Egioco avvinto.
Perle e fiori alla Dea. L'ara di Guido Ergesi a vista sull'esperio lido: Danzan Lidia e Glicera, Canta e, fra i vati, il pingue Orazio impera.
Perle e fiori alla Dea. Cupida giunge, Ed, invocata, il viril sangue emunge Alla schiatta latina..... Frine è la musa, e Taide è la regina !
Van furibonde, van pei verdeggianti Saturnj colli Menadi e Baccanti Che, fra l'orgie devote, Assordan l'etra di selvagge note
I crotali agitando. — Oh veramente Questa è l'Italia che rifulse in mente Già dei sepolcri al bardo, Al ligure fuggiasco e al gran Nizzardo!
Che cercan mai gli spiriti severi Di quei morti? Che vuoi povero Speri? Oh dormite, dormite... Passò stagion d'insane opere ardite.
Altri tempi. Di senno inclito abbonda La nuova età. Fra scettica e gioconda Ella computa e dice: Abborro i sogni.Quel che giova 'ei lice.
L'utile è dio, meta il piacer, l orgoglio Unico fregio, il ver menzogna, il broglio Sol degli onor la via, La gloria un scherno, la virtù follia !
Follia?... Ma Villa Glori arde qual fido Astro, ma tuona di Mentana il grido, Ma sul volto mi sento Soffiar di Quarto e di Milazzo il vento;
Ma il Gianicolo veglia, e Gibilrossa Mormora, e sbuca, pur di sangue rossa, Dei martiri la schiera..... Ma, faro immenso, a noi splende Caprera.
E salgo il giogo erto d'Eufemio e tendo Al conscio eco gli orecchi. Odo il tremendo Cozzo e il clamor dei Mille.... Lancio il mio canto, e suscito faville.