Versos Italian Emilio De Marchi I Vecchietti

Italian poem

I Vecchietti

by (1851–1901)

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--Quanti anni son passati, Anselmo? venti trent'anni che si viene insiem noi due a goder questo fresco? --Se ti senti ancor padrone delle gambe tue, o che importano i venti ed i trent'anni? ognun si aggiusta colle forze sue. --Sta ben! ma Giovannin non è Giovanni; e settant'anni sulla gobba un peso sono, che pesa settecento affanni. --Settanta è un bel fardello, ben inteso... --Or ti zoppica il pie'.... --Ti manca il fiato: --L'occhio ti trema dalla luce offeso: --Lo ragazze non sanno che sei nato: --D'accordo.... le ragazze. Oh che vorresti che inseguissero quello ch'è scappato? --Di dosso, gua', ti cascano le vesti: --E gli scalini? un sito non c'è dove non sian tropp'alti, orribili, molesti. --Se fai di camminar tre o quattro prove, sudi in gennaio e ghiacci sotto il sole; è brutto quando è bello e quando piove. --Per me il difficil sta nelle parole: penso a curato e dico cardinale, e la gente non sa quel ch'uno vuole. --E le gazzette? --Se le stampan male! --E quel che stampan? --È l'ira di Dio d'ogni ordine politico e morale. --Non è che un litigar sul tuo sul mio, di cani e gatti un odio vergognoso. --E le leggi? --Le leggi un arruffìo. --Davanti a questo vivere odioso, se l'impiccarsi un'eresia non fosse, cosa indegna d'un uomo religioso, guarda m'impicc.... uh! uh! --Gianni, che tosse! e che ci fai? --È un mese che la curo. --Provasti le pastiglie Delafosse? --Fanno bene? --È il rimedio più sicuro. --Dove si piglian? --Sai, quello speziale che sta vicino a San Giovan sul Muro... --Corro. Non vo' che invecchi, io, questo male.