Italian poem
Evocazioni
by Emilio De Marchi (1851–1901)
I.
Chi togliere mi può questa possanza Ch'eccita il core delle morte cose? Se un dio si agita in me, ben alla forza Che schiaccia il mondo io mi ribello e balzo Sopra il dolor e là dove trascorsa È poc'anzi la Sfinge scolorita Figlia di morte col massiccio carro, Del mio pensier (io magico poeta) Suscito i fiori e a nuove danze incito Le figlie del mio sogno. Inutilmente Tenta intralciarmi di sua spine il passo L'orrida selva, oppur di sue tristezze Accumulate mi fa cerchio e muro L'ora che passa. Il mio poter s'innalza Incontro al fato e dalla morte chiamo Fonte viva d'immagini viventi. A lor io mi accompagno e vo superbo Del mio corteo, qual simile non ebbe Il gaio re della leggenda Arturo E nessun dei dipinti Saladini, Che di Georgia trassero e di Samo Le più candide spose. Io son tal sire Nell'ampio regno del pensier, che tutte Meco trascino le letizie e i giochi Che infiorano le culle. Io d'ogni bionda Pargoletta che ride esser presumo Fratello e d'ogni bimbo ingenuo amico. Chi può vietar che al core del poeta Scenda la voce e l'innocente invito Dei fanciulli che chiamano? e chi vuole Un amplesso intralciar d'anime amanti?