Versos Italian Federico Frezzi Capitolo I

Italian poem

Capitolo I

by

Listen in the reader

Come la dea Pallade appare all'autore e gli descrive la sedia e signoria di Satanasso.

Febo la notte addovagliava al giorno ed era in compagnia col dolce segno, che prima fa di fiori il mondo adorno,

quando a cercar mi misi il nobil regno di dea Palla Minerva, per comando d'un mio signor magnanimo e benegno.

E come alcun che parla seco, quando va pel cammin soletto, faceva io, e questo dicea meco ragionando:

--O alto re, monarca, o sommo Dio, non vedi tu che 'l mondo va sí male e quanto egli è perverso e fatto rio?

Non vedi il vizio che la virtú assale? E da che questo da te si comporta, o tu nol vedi o dell'uom non ti cale.

Giá l'avarizia ha ogni pietá morta ed ogni parentela ed ogni fede: il vizio alla virtú serra ogni porta.

Non vedi che superbia sotto il piede tien la giustizia e con orgoglio e pompe s'è posta armata su nella sua sede?

Non vedi tu che la lussuria rompe le leggi di natura e che 'l corrotto quel di novella etá poscia corrompe? p. 98 Signor e Dio, se Abraam o Lotto in Sodoma e Gomorra tu non trovi, cioè nel mondo a tanto mal condotto,

perché tu 'l foco e 'l zolfo giú non piovi? e se tu odi tante a te biasteme, perché a fulminar Vulcan non movi?

perché tu non disfai il crudel seme, peggior che Licaon e che i giganti, se non che lor fortezze son piú sceme?--

Minerva in questo venne a me davanti, e non la conoscea che fosse quella; ed una dea pareva alli sembianti.

Come che saggia e vergine donzella, d'oliva e d'òr portava due corone, talché mai 'mperator l'ebbe sí bella.

Scolpito avea l'orribile Gorgone nel bello scudo, ch'ella ha cristallino, il quale porta e contro i mostri oppone.

Quando a lei fui e reverente e chino, ella mi disse:--Dove andar intende l'animo tuo per questo aspro cammino?--

Risposi a lei:--Tra belli monti scende Topino in Umbria, ed in quel bel paese, sinché al Tevere l'acqua e il nome rende,

regna un signor magnanimo e cortese: egli mi manda a cercar un reame, al qual Minerva m'invitò e richiese.

Ma, perché allor Cupido di tre dame colle saette sue m'avea invaghito, con quali e' fa che fortemente s'ame,

non accettai da quella dea l'invito, ma dietro al folle amor con molti affanni, sí come cieco, andato son smarrito.

Or ch'io mi so' avveduto de' suo' inganni e che ogni cosa si può dir niente, la qual vien men per correre degli anni, p. 99 che non andai con Palla il cor si pente; e 'l detto mio signore anco sen duole, ch'io non fu' al suo comando ubbidiente.

Però mi ha detto in espresse parole ch'io cerchi infin che truovi ov'ella regna, ch'egli al suo regno poi venir vi vuole.

Però ti prego, donzella benegna, o tu m'insegna il loco, ove la trovi, o di guidarmi infino a lei ti degna.

E s'al mio basso prego non ti movi, mòvati quel signor, il qual mi manda, e li congiunti suoi antichi e nuovi.--

Minerva, poiché 'ntese mia dimanda, sorrise alquanto e fece lieta cèra, mostrando faccia dilettosa e blanda.

Rispose poi:--Virtú e fede vera del prince, che tu dici, e suoi passati, e che ne' figli e nepoti si spera,

lui e suo' amici a me fatt'han sí grati, ch'io son venuta a te, e son colei che t'invitai a' mie' regni beati.--

Allora la conobber gli occhi miei, ond'io m'inginocchiai e mia persona prostrai in terra innanti alli suoi pièi,

dicendo:--O dea Minerva, a me perdona, s'io te lassai e seguitai Cupido per la via ria e abbandonai la buona.

E quella fiamma, che fe' errar giá Dido, Ercole e Febo, innanzi a te mi scuse e 'l pentimento, pel qual piango e grido.--

Allor porse la mano e sí la puse benignamente in su la mia man destra e poscia in questo modo mi rispuse:

--Da che Cupido e la sua via alpestra non vuoi piú seguitar, io acconsento menarti meco ed esser tua maestra. p. 100 Ma dimmi prima se tu se' contento combatter contra i mostri ed esser forte, che nel viaggio dánno impedimento.--

Risposi:--O sacra dea, piú mi conforte che Adriana Teseo, quando il fe' saggio scampar del laberinto e della morte.

Pensa se del venir gran voglia io aggio, quando cosí soletto mi son mosso a cercar te per questo aspro viaggio.

Tu sai la mia virtú e quant'io posso; e, s'ella è poca, io spero aver ardire, se io mi guiderò dietro il tuo dosso.

Ma prego, o sacra dea, mi vogli dire qual è 'l cammino e prego che mi mostri chi sta in quel viaggio ad impedire.

--Il primo e principal di tutti i mostri --rispose--è Satanasso ed ha 'l governo del mortal mondo e delli regni vostri.

Giá piú tempo è ch'egli uscí for d'inferno, e prese questo mondo a gran furore e ciò che muta tempo, o state o verno.

Nel primo clima sta come signore colli giganti, ed un delle sue braccia piú che nullo di loro è assai maggiore

Tu vederai il suo busto e la sua faccia, e gloriarsi e dir che 'l mondo vince, e giá la sua superbia al ciel menaccia.

E con lo scettro in mano il mondan prince in mezzo il mondo siede triunfante, come signore e re delle province.

E sua cittá ha fatta somigliante al vero inferno e li vizi egli tiene, la morte e le miserie tutte quante.

E perché questo tu lo sappi bene, convien che tu discendi in quel profondo, onde ciò che si parte, alla 'nsú vene. p. 101 Visto lo primo cerchio e poi il secondo, l'anime afflitte e gli altri cerchi ancora, ritornerem tu e io quassú nel mondo.

Il regno di Satán cercherai allora e la sua gran cittá e l'alto seggio anche vedrai e chi con lui dimora.

Or, perché 'l mondo va di male in peggio, se ben pensi chi 'l guida, da te stesso chiaro il vedrai sí com'io chiaro il veggio.

Tu ragionavi, a me venendo adesso, ond'è che 'l mondo è sí di vizi pieno e perché tanto mal da Dio è permesso.

Or sappi ben che Dio ha dato il freno a voi di voi; e se non fosse questo, libero arbitrio in voi sarebbe meno.

E voglio ancor che ti sia manifesto che vostra carne, le piú volte, volta vostra ragion dal segno d'atto onesto.

E perché al vizio è prona gente molta, Satáno vince; e questa è la sementa e la zizania sua mala ricolta.

Vince anco le piú volte quando tenta, ché 'n mille modi torcer vostra nave puote dal porto ritto, ove si avventa;

ché correre a vertú sempre par grave a vostra carne, la qual sempre incíta a quel che par al senso piú soave.

Facciamo omai di qui nostra partita: il tempo è breve, ed è distante il loco, ov'è d'andar al ciel prima salita.

--Minerva mia, te primamente invoco, e poi le muse, che dell'acqua chiara del fonte pegaseo mi diate un poco.--

Cosí risposi e poi:--Or mi dichiara di questo che mi dá gran maraviglia: tu sai che domandando l'uomo impara. p. 102 Quando fu che Satán e sua famiglia lasciò di sé e de' suoi l'inferno vòto e venne su, ove si more e figlia?

Vorrei saper ancor, ché non mi è noto, s'egli è signor di tutti quegli effetti, che influisce il cielo ovver suo moto.--

Allora mi rispose in questi detti.

p. 103